Introduzione alla Paleontologia https://paleofox.info Sat, 24 Aug 2019 12:08:57 +0200 Joomla! - Open Source Content Management it-it I vantaggi di una Bibliografia Paleontologica https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/319-i-vantaggi-di-una-bibliografia-paleontologica.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/319-i-vantaggi-di-una-bibliografia-paleontologica.html

Treatise on Invertebrate Paleontology

Oggi mi è arrivato un Volume che cercavo su carta da tempo e sono riuscito a trovarlo usato ma in ottime condizioni! Approfitto per scrivere due righe quindi sulla fondamentale importanza della Bibliografia e di una scelta di Volumi per completare il bagaglio scientifico di una collezione paleontologica.

Internet: dati non referati e temporaneità degli archivi
Oggi si dà per scontato che essendo internet onnipresente e diffusa ad un livello mai visto prima dalla civiltà umana che si possa trovare tutto o quasi senza più aver bisogno del supporto cartaceo (sopratutto nel caso di volumi di paleontologia).

Ma dobbiamo ricordarci che internet è un mezzo di ricerca bibliografica temporanea e volatile (perchè i server che contengono il dato sono privati ed anche nel caso di server pubblici non è detto che fra 50 anni esistano ancora) e quindi non un sistema di archiviazione eterno, ecco che alcune ricerche (pubblicazioni) sono fondamentali. Per approfondimento leggasi https://it.wikipedia...azione_digitale .
Inoltre, come spesso si vede anche sul forum Paleofox.com (http://paleofox.com/forum/), i dati non sono per il 95% delle volte referati.

Cosa significa!

Che il dato non riporta delle informazioni fondamentali a livello scientifico per comprendere se il nome assegnato ad una specie/foto corrisponde ad un qualche cosa di pubblicato in lavori scientifici oppure se tale nome è stato assegnato comprendendo una ricerca bibliografica tassonomica adatta e/o corretta (il caso dei sinonimi e degli errori di determinazione)

Enciclopedie cartacee
Un lavoro enciclopedico di tutte le famiglie e generi fossili è stato iniziato tempo fà dalla Università del Kansas. Il Famoso Treatise on Invertebrate Paleontology ed ancora è in corso di ultimazione http://paleo.ku.edu/treatise. Tale lavoro partito ormai più di 50 anni fà ha coinvolto i massimi esperti delle varie famiglie di Taxa estinti di tutto il Mondo
così come Università, Enti di Ricerca e Ricercatori indipendenti.

Ogni gruppo di lavoro genera dei Volumi che riguardano in genere un phylum o anche una categoria tassonomica inferiore creando così un'opera che riesce a dare una visione di insieme dei fossili esistenti, almeno per la maggior parte in percentuale. Da sottolineare che il lavoro anche se presenta notevoli segnalazioni di nomi di specie, non è una catalogazione di tutte le specie ma è stato definito che il dato fondamentale è il Genere, quindi Il Moore (nome del professore che iniziò questa titanica enciclopedia) e nome con cui tutti gli addetti del settore chiamano affettuosamente tale lavoro, prende in esame i vari generi, non le specie che sono molto più suscettibili di variazioni con il passare degli anni dal punto di vista di assegnazione nominale.

Il "Moore" quindi, è uno di quei lavori, che dovrebbe essere presente nella biblioteca di tutti i cultori della materia paleontologica, essendo un lavoro completo e riepilogativo. Da notare che siccome tale enciclopedia è composta da tanti volumi non è necessario però acquistarli tutti, basta acquistare il volume dei fossili  o del phylum che vi interessa o dei gruppi che vi interessano, inoltre, il costo non è proibitivo e potrete trovare sul sito della http://paleo.ku.edu/treatise i costi di acquisto e spedizione.

Piccolo problema
Il Moore, essendo distribuito da anni, alcuni volumi non esistono più in formato cartaceo (L'università del Kansas non possiede più copie da rivendere), e quindi tali volumi li dovrete cercare nel mercato dell'usato.
Il mio caso riguardava la ricerca della copia cartacea del volume

Part I,   Mollusca 1
Mollusca General Features, Scaphopoda, Amphineura, Monoplacophora, Gastropoda. General Features, Archaeogastropoda and some (mainly Paleozoic) Caenogastropoda and Opisthobranchia  1960

Dopo alcune ricerche, avendolo trovato online in siti di rivendita di libri usati, ho proceduto all'acquisto ed mi è arrivato dopo poco tempo notando che la qualità di conservazione è ottima.

Enciclopedie on-line
On-line sono partiti vari progetti e siti web che si dedicano alla tassonomia e sistematica di tutti i taxa sia fossili che attuali. Per citare solo alcuni (tale elnco è solo dimostrativo e quindi non completo):

poi vi sono siti web che sono dedicati a gruppi di fossili specifici ma gestiti da privati e non da enti o istituti di ricerca ma che sono comunque validissimi strumenti di ricerca, ad esempio:

Infine vi sono forum e siti dedicati all'argomento fossili e dove all'interno uno trova spesso una foto e/o la determinazione del nome o della specie (qui il discorso della referenza è un problema nella maggior parte di volte)

Biblioteche online e testi digitalizzati
Ne abbiamo già parlato nel forum Paleofox.com (http://paleofox.com/forum/) e quindi aggiungiamo qui i link delle biblioteche online dove si possono ritrovare un numero incredibile di testi antichi e storici ma ancora utili per la tassonomia dei fossili in generale ed un numero di pubblicazioni scientifiche altrettanto valide

il problema di tutti questi siti web? il dato in rari casi è referato inoltre alcune pagine web scompaiono con il passare degli anni (vi sono vari casi)

quindi

Conclusione
I testi stampati si devono ancora acquistare! Sono ancora un mezzo fondamentale per dare correttamente un nome ad un sasso e/o reperto, e prendiamo una buona abitudine utile a tutti, ogni volta che determiniamo un fossile, segnaliamo in fondo anche la bibliografia o il volume o link da cui avete preso tale nome. Tale informazione acquisirà un valore referato ed utile ad appassionati e non!

]]>
Introduzione alla Paleontologia Wed, 13 Jan 2016 18:42:16 +0100
Lo sviluppo di un organismo animale pluricellulare https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/311-lo-sviluppo-di-un-organismo-animale-pluricellulare.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/311-lo-sviluppo-di-un-organismo-animale-pluricellulare.html

AVVISO: Questo articolo è stato scritto nel 2002, quindi alcune sue informazioni o immagini potrebbero essere non aggiornate!

Ovvero di un essere caratterizzato dal movimento, dall'avere organi situati all'interno del corpo, le cellule con membrana sottile e dall'essere eterotrofo cioè che dipende per il proprio fabbisogno alimentare da materiali organici elaborati da altri organismi o vegetali.

ABSTRACT

Gli organismi animali si dividono in unicellulari, costituiti da una sola cellula, e pluricellulari, formati da più cellule aggregate. Questi ultimi sono naturalmente degli organismi più complessi e per arrivare al loro completo sviluppo devono sottostare a precise tappe evolutive quali fecondazione, segmentazione, gastrulazione, organogenesi, nascita del nuovo essere.

Lo sviluppo di un organismo animale pluricellulare si attua gradualmente attraverso sei tappe:

  • FECONDAZIONE
  • SEGMENTAZIONE
  • GASTRULAZIONE
  • ORGANOGENESI
  • NASCITA NUOVO ESSERE
  • SUO MANTENIMENTO NEL CORSO DELLA VITA ADULTA

La FECONDAZIONE, primo e fondamentale fenomeno della riproduzione sessuale, consiste nella penetrazione del gamete maschile (spermatozoo) in quello femminile (cellula uovo), il nucleo dello spermatozoo si fonde con quello della cellula uovo ristabilendo la condizione diploide con la formazione dello zigote, cellula che presenta una doppia serie di cromosomi provenienti rispettivamente dal padre e dalla madre. Questa situazione attiva il metabolismo quiescente della cellula uovo e promuove la SEGMENTAZIONE, fase in cui lo zigote si divide più volte per MITOSI (divisione cellulare che porta alla formazione di cellule figlie identiche alla cellula madre) fino a giungere a circa 1000 cellule.

L'intensa proliferazione cellulare modifica l'aspetto dello zigote che all'inizio è detto MORULA per la somiglianza ad una mora, poi viene chiamato BLASTULA. I blastomeri, cellule che si formano con il processo di segmentazione si dispongono in modo da racchiudere una cavità, il BLASTOCELE, all'interno della quale secernono un liquido. In questa fase di intensa attività mitotica il DNA viene sintetizzato a pieno ritmo per far fronte alle richieste per la formazione di nuove cellule. La GASTRULAZIONE ha inizio con il completamento della segmentazione dello zigote, consiste in dei movimenti cellulari che mirano a stabilire nuovi contatti tra gruppi di cellule prima separate per poter correttamente realizzare il progetto contenuto nel genoma embrionale. In questa fase sia l'attività mitotica che la sintesi di DNA rallentano. Lo stato di GASTRULA inizia con la comparsa di una piccola invaginazione sulla superficie della blastula, in corrispondenza della quale si realizza una introflessione dei blastomeri per cui alcune cellule che si trovano in superficie vanno a occupare spazi interni o profondi riducendo la cavità del blastocele. In questo modo si forma una struttura a doppia parete costituita da due foglietti: l'esterno detto ECTODERMA, l'interno ENDODERMA. La nuova cavità originatasi si chiama ARCHENTERON (o cavità intestinale primitiva) e comunica con l'esterno grazie ad un'apertura detta BLASTOPORO. Questa struttura corrisponde al piano organizzativo finale di alcuni invertebrati primitivi come l'Idra, un celenterato; in tutti gli altri animali la gastrulazione prosegue con la formazione di un terzo foglietto embrionale frapposto all'ectoderma e all'endoderma, il MESODERMA. Le cellule di ciascun foglietto, apparentemente simili morfologicamente, hanno già subito una diversificazione molecolare per cui sviluppano in tessuti diversi e, in seguito a ulteriori modificazioni morfologiche, formano gli abbozzi degli organi del futuro organismo:

l' ECTODERMA dà origine al sistema nervoso, all'epidermide e agli organi di senso

dall' ENDODERMA si svilupperanno l'epitelio di rivestimento degli organi dell'apparato digerente, dell'apparato respiratorio e ghiandole e strutture associate (gh. Salivari, fegato, pancreas..)

dal MESODERMA hanno origine quasi tutti i tessuti muscolari e connettivi, l'apparato cardiovascolare, il sangue, il tessuto linfatico e l'apparato urogenitale

In conclusione gli stadi più precoci quali fecondazione, divisione, gastrulazione e determinazione cellulare determinano un piano generale di sviluppo che guiderà le successive tappe dell'organogenesi (modellamento definitivo dei vari organi dell'embrione), l'ulteriore crescita e lo sviluppo del nuovo essere.

Glossario

Uovo oligolecitica: uova con poco tuorlo che in genere danno origine a piccole larve che devono nutrirsi e crescere prima di trasformarsi in individui adulti.

Blastocele: cavità ripiena di liquido all'interno della blastula.

Morula -» Blastula: stadi precoci e successivi dello sviluppo degli animali pluricellulari che originano dalla segmentazione della cellula uovo fecondata.

Archenteron: cavità rappresentante l'intestino primitivo.

Blastoporo: apertura che mette in comunicazione l'archenteron con l'esterno.

Ectoderma: foglietto germinativo esterno.

Endoderma: foglietto germinativo interno.

Mesoderma: ultimo foglietto germinativo a formarsi interposto tra endoderma ed ectoderma.

Bibliografia

P. Rosati, R. Colombo (1998) - Istologia. Edizioni, Edi-Ermes.

Lilia Alberghina e Franca Tonini (1994) - Logica e applicazioni della Biologia, Edizioni, Arnoldo Mondadori.

La Nuova Enciclopedia Garzanti delle Scienze (1988) - Garzanti Editore

]]>
Introduzione alla Paleontologia Sun, 07 Oct 2001 15:46:00 +0200
La Teoria evolutiva di Charles Darwin https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/310-la-teoria-evolutiva-di-charles-darwin.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/310-la-teoria-evolutiva-di-charles-darwin.html

AVVISO: Questo articolo è stato scritto nel 2003, quindi alcune sue informazioni o immagini potrebbero essere non aggiornate!

Nel 1859 Charles Darwin pubblica il celebre volume "On the origin of the species" (la prima traduzione in italiano, dal titolo "Sull'origine delle specie per selezione naturale, appare a Modena nel 1864).

In questo importante lavoro, Darwin delinea le cause dell'evoluzione (variazione, selezione naturale, lotta per l'esistenza, divergenza dei caratteri) confutando i suoi argomenti con un'ampia documentazione geologica, geografica, morfologica ed embriologica.

Secondo questa teoria, la diffusione di una specie deriva dalla diretta interazione tra individui ed ambiente: ciò porta a una riproduzione selettiva dei soli individui idonei. La selezione può avvenire sia per cause di natura genetica (cause interne), sia per cause di natura ambientale (cause esterne). La teoria evolutiva di Darwin - a oltre un secolo dalla sua enunciazione e nonostante sia stata elaborata quando non erano ancora noti i meccanismi della trasmissione dei caratteri ereditari - è ancora oggetto di discussione. 

Charles Darwin

Darwin Charles Robert, naturalista inglese (Shrewsbury, Shropshire, 1809 - Down, Kent, 1882).

Di agiata famiglia borghese, studiò dapprima medicina a Edimburgo (1825-1827), quindi si dedicò agli studi ecclesiastici al Christ's College di Cambridge. Laureatosi in Scienze Naturali nel 1831, si unì alla spedizione del capitano Fitzroy, che, con il brigantino Beagle, visitò le coste orientali dell'America del Sud, numerose isole del Pacifico, fra cui le Galápagos, la Nuova Zelanda e alcune regioni costiere dell'Australia. Dal viaggio, che durò cinque anni (1831-1836), Darwin riportò una grande quantità di documenti e di osservazioni, che pubblicò nelle sue note di viaggio (conosciute in Italia col titolo "Viaggio di un naturalista intorno al mondo"). Nel 1859 uscì il suo libro più importante: L'origine delle specie attraverso la selezione naturale. Le considerazioni originali che Darwin espose in quest'opera e in numerose opere altre sulla variabilità delle specie, formano una teoria esplicativa dell'evoluzione: il darwinismo.

Fra le opere principali ricordiamo: Le variazioni degli animali e delle piante per effetto dell'addomesticamento (1860), La filiazione dell'uomo e la selezione sessuale (1871), Gli effetti della fecondazione diretta e della fecondazione incrociata nel regno vegetale (1877), ecc. 

]]>
Introduzione alla Paleontologia Tue, 07 Oct 2003 15:09:00 +0200
Convenzioni e la terminologia di denominazione dei generi nei fossili https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/300-convenzioni-e-la-terminologia-di-denominazione-dei-generi-nei-fossili.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/300-convenzioni-e-la-terminologia-di-denominazione-dei-generi-nei-fossili.html

Convenzioni e la terminologia di denominazione dei generi nei fossili seguono il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica.

Termini tecnici utilizzati per i generi dei fossili sono:

nel caso di SINONIMIE

il primo ad essere pubblicato (in ordine cronologico) è il sinonimo di alto livello, e tutte le altre istanze (nomi di genere) sono sinonimi Junior. Sinonimi anziani sono generalmente utilizzati, salvo decisione speciale del ICZN, ma i sinonimi junior non possono essere utilizzati di nuovo. La Junior sinonimia è spesso soggettiva, a meno che i generi siano stati descritti basandosi sugli stessi tipi dei reperti.

  • Nomen nudum (latino per "nome nudo"). Per nomen nudum (lat. nome nudo, pl. nomina nuda) si intende, in tassonomia, un nome scientifico non valido in quanto non sufficientemente illustrato o descritto. Viene utilizzato talvolta in paleontologia per indicare fossili non inquadrabili tassonomicamente o che presentano caratteri che al momento non ne permettono una classificazione soddisfacente, ma con caratteristiche tali da far ritenere che appartengano ad uno nuovo ben definito genere o una nuova ben definita specie non ancora ufficialmente riconosciuta come tale, questo artificio agevola la descrizione del contenuto paleontologico di determinate aree o determinate formazioni geologiche in attesa della determinazione del fossile con una sua precisa classificazione e collocazione tassonomica.
  • Nomen Oblitum (dal latino "nome dimenticato"). Un nome che non è stato utilizzato nella comunità scientifica per più di cinquanta anni dalla sua proposta iniziale. (Plurale: nomina oblita)
  • Nome preoccupato (nomi plurale preoccupati) (zoologia) In nomenclatura zoologica, un nome che è formalmente pubblicato, ma che era già stato utilizzato per un altro taxon questo secondo utilizzo è valido (come lo sono tutti gli usi successivi) e il nome deve essere sostituito.
  • Nomen dubium. In tassonomia, un nomen dubium (plurale nomina dubia) è un nome scientifico di applicazione dubbia o sconosciuta. In caso di un nomen dubium, infatti, potrebbe essere impossibile determinare con certezza se un reperto appartenga a un gruppo o no. Questo può accadere anche se il reperto in questione, e classificato in passato, è andato perduto o distrutto non lasciando quindi materiale usabile per confronti.
]]>
Introduzione alla Paleontologia Thu, 01 Jan 2015 22:23:21 +0100
E' scomparso Danilo Torre, paleontologo di fama mondiale https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/295-e-scomparso-danilo-torre,-paleontologo-di-fama-mondiale.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/295-e-scomparso-danilo-torre,-paleontologo-di-fama-mondiale.html

{gallery}Foto-2013{/gallery}

Danilo Torre, paleontologo di fama mondiale, è morto ieri a Firenze all’età di 84 anni. L’annuncio della scomparsa è stato dato oggi dall’Università di Firenze di cui era professore emerito di paleontologia e paleoecologia. Dal 1979 al 1982 Danilo Torre è stato presidente della Società Paleontologica Italiana.

Nato a Venezia nel 1930, Torrè è stato professore ordinario di paleontologia a Firenze dal 1973 al 2003. Nella sua carriera ha svolto numerosi incarichi: è stato presidente del corso di laurea in scienze Geologiche; ha ricoperto il ruolo di preside nella Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali dal 1979 al 1981.

Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dal 1983 al 1986, è stato anche membro del consiglio di amministrazione dell’Ateneo e, dal 1994 al 2003, responsabile della sezione di Geologia e Paleontologia del Museo di Storia Naturale.
Fra i campi di interesse di Torre si segnalano la biostratigrafia e biocronologia, l’evoluzione dei mammiferi, la paleoecologia, la paleoclimatologia e la paleobiogeografia del Neogene e del Quaternario. Ha svolto ricerche e studi anche in Ecuador, Eritrea e Nigeria ed è stato membro di varie società scientifiche, ricoprendone in alcuni casi la carica di presidente, compresa l’Accademia Toscana di Scienze e lettere “La Colombaria”, 2011-2014). Torre era anche presidente del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”.

]]>
Introduzione alla Paleontologia Tue, 02 Dec 2014 14:57:46 +0100
I Fossili. Cosa è un fossile e/o cosa sono i Fossili https://paleofox.info/fossili.html https://paleofox.info/fossili.html

Trilobite fossile - I trilobiti sono artropodi di ambiente marino esclusivi dell'era paleozoicaLa parola fossile che ci interessa è quella riguardante la sua definizione scientifica. Nei prossimi articoli approfondiremo i fossili ed il loro significato, sopratutto, definiremo i vari aspetti scientifici che li riguardano per poter dare un quadro generale ed una comprensione più ampia dell'argomento.

Fossile (significato e definizione)

I fossili sono resti, impronte o semplicemente tracce di organismi animali, vegetali o di altro Regno e/o Dominio1 vissuti nel passato della storia geologica della Terra e conservati grazie al processo di fossilizzazione. Il termine fossile deriva dal latino “fodĕre, scavare” ed indicava qualsiasi resto trovato al di sotto della superficie e portato alla luce scavando il terreno. Oggi il termine si adotta solo per le forme di vita del passato geologico. I fossili rappresentano forme di vita esistite nel passato e quindi permettono di ricostruire il corso dell'evoluzione biologica avvenuta sulla Terra e che ha prodotto il mondo che osserviamo oggi intorno a noi. Sono anche un elemento fondamentale per la ricostruzione degli ambienti geografici che si sono succeduti sulla Terra durante la sua storia geologica, paleogeografia2. I resti fossili più recenti, appartenenti all'olocene3, vengono definiti forme subfossili, anche se non vi è da parte di tutti i paleontologi e scienziati un parere univoco su tale definizione.

I resti fossili che sono racchiusi in serie sedimentarie ben definite sono chiamati fossili di facies4, invece i resti fossili che hanno caratterizzato un periodo preciso della storia della Terra sono detti fossili guida. Con il termine fossili viventi si indicano le specie superstiti (i loro discendenti) di gruppi che sono esistiti in periodi geologici passati. Ad esempio tra le piante il Ginkgo biloba L. è definito un fossile vivente e tra gli animali il pesce appartenente al genere Latimeria Smith, 1939 creduto estinto alla fine del Cretaceo e riscoperto in Africa nel 1939 è uno dei fossili viventi più famoso.

 

Note

  1. I regni degli organismi viventi ormai hanno subito profonde revisioni e cambiamenti sistematici. Ora si tende ad utilizzare la suddivisione proposta da Cavalier-Smith, T. (2004). Only six kingdoms of life. Proc. R. Soc. Lond. B 271: 1251-1262. (pdf qui).
  2. Paleogeografia: disciplina che studia la distribuzione delle terre emerse e dei mari, nonché le condizioni geografiche delle passate ere geologiche
  3. Vedi Scala dei tempi geologici http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_dei_tempi_geologici link inglese con la Carta aggiornata http://www.stratigraphy.org/index.php/ics-chart-timescale 
  4. Facies: insieme di caratteri litologici e paleontologici di un sedimento; tale insieme dipende dalle modalità e dall'ambiente in cui si è formato il sedimento. Si possono avere facies marine, continentali, regionali (alpina, italiana, ecc..)

Bibliografia

  • Raffi S. & Serpagli E. “Introduzione alla Paleontologia”- Scienze della Terra, UTET.
  • Dizionario di scienze della terra., edito da Rizzoli - RCS Libri & Grandi Opere
  • La nuova enciclopedia Garzanti delle scienze . Milano : Garzanti, 1998

Link

]]>
Introduzione alla Paleontologia Wed, 26 Mar 2014 01:23:28 +0100
Tassonomia - paleontologia https://paleofox.info/tassonomia-paleontologia.html https://paleofox.info/tassonomia-paleontologia.html

La tassonomia (dal greco ταξις, taxis, "ordinamento", e νομος, nomos, "norma" o "regola") è, nel suo significato più generale, la scienza della classificazione. Abitualmente, si impiega il termine per designare la tassonomia biologica, la scienza dell'ordinare gli organismi in un sistema di classificazione composto da una gerarchia di taxa annidati.

Con il termine tassonomia, dunque, ci si può riferire sia alla classificazione gerarchica di concetti, sia al principio stesso della classificazione. Praticamente tutti i concetti, gli oggetti animati e non, i luoghi e gli eventi possono essere classificati seguendo uno schema tassonomico. La tassonomia è la scienza che si occupa genericamente dei modi di classificazione (degli esseri viventi e non). Per classificazione si intende la descrizione e la collocazione in un sistema tassonomico di una entità, mentre per determinazione si intende il riconoscimento o l'identificazione di un soggetto. Soprattutto in ambito scientifico (es.botanicazoologia) è importante non confondere questi termini.

Secondo la matematica, una tassonomia è una struttura ad albero di istanze (o categorie) appartenenti ad un dato gruppo di concetti. A capo della struttura c'è un'istanza singola, ilnodo radice, le cui proprietà si applicano a tutte le altre istanze della gerarchia (sotto-categorie). I nodi sottostanti a questa radice costituiscono categorie più specifiche le cui proprietà caratterizzano il sotto-gruppo del totale degli oggetti classificati nell'intera tassonomia.

In biologia è la disciplina scientifica che si occupa di attribuire un nome agli organismi viventi e di classificarli. Di conseguenza, la Tassonomia Biologica è una sottodisciplina della Biologia Sistematica, che studia le relazioni di parentela fra gli organismi e la loro storia evolutiva. Attualmente, la Tassonomia agisce dopo avere risolto l'albero filogenetico degli organismi studiati, cioè, una volta che vengono risolti i cladi, o rami evolutivi, in funzione delle relazioni di parentela fra essi.

Attualmente esiste il consenso nella comunità scientifica del fatto che la classificazione deve essere interamente consistente con ciò che si sa della filogenesi dei taxa, poiché solo allora fornirà il servizio che si spera essa dia al resto dei rami della Biologia (vedere per esempio Soltis e Soltis 2003 [1]), ma ci sono scuole dentro la Biologia Sistematica che definiscono con sfumature differenti la maniera nella quale la classificazione deve corrispondere alla filogenesi conosciuta.

Più in là della scuola che la definisce, il fine ultimo della Tassonomia è organizzare l'albero filogenetico in un sistema di classificazione. Perciò, la scuola cladistica (quella che predomina al giorno d'oggi) converte i cladi in taxa. Un taxon è un clade al quale fu assegnato una categoria tassonomica e un nome in latino, di cui si faceva una descrizione, associandone un esemplare "tipo", e che fu pubblicato in una rivista scientifica. Quando si fa tutto questo, il taxon ha un nome corretto. La nomenclatura è la sottodisciplina che si occupa di regolamentare questi passi, e far sì che ci si attenga ai principi di nomenclatura. Di conseguenza, i sistemi di classificazione che ne nascono, funzionano come contenitori di informazione da un lato, e come predittivi dall'altro.

Una volta terminata la classificazione di un taxon, si estraggono i caratteri diagnostici di ognuno dei suoi membri, e sopra questa base si confezionano chiavi dicotomiche di identificazione, le quali sono utilizzate allo scopo di determinare o identificare gli organismi, ubicando un organismo sconosciuto in un taxon conosciuto del sistema di classificazione dato. La determinazione o identificazione è inoltre la specialità, dentro la tassonomia, che si occupa dei principi di elaborazione delle chavi dicotomiche e altri strumenti utilizzati allo stesso fine.

Le norme che regolano la creazione dei sistemi di classificazione sono in parte convenzioni più o meno arbitrarie. Per comprendere queste arbitrarietà (per esempio, la nomenclatura binomiale delle specie e la uninominale delle categorie superiori alla specie, o anche la quantità di categorie tassonomiche e i nomi delle stesse) è necessario studiare la storia della Tassonomia, che ci ha lasciato come eredità i Codici Internazionali di Nomenclatura alle cui regole tecniche debbono attenersi i sistemi di classificazione.

La nuova crisi di biodiversità, i progressi nell'analisi del DNA, e la possibilità di interscambiare informazione attraverso Internet, hanno dato un enorme impulso a questa scienza nella decade del 2000, generando un dibattito riguardo alla necessità di fare riforme sostanziali dei Codici, che ancora si stanno discutendo. Alcuni esempi di nuove proposte sono la "Tassonomia libera da ranghi", i "marchi del DNA" e la pubblicazione su Internet.

 

Definizioni della tassonomia secondo le differenti scuole

Secondo la scuola cladista, che predomina oggigiorno, la tassonomia è la scienza che deve decidere quali cladi dell'albero filogenetico si convertiranno in taxa, e in quale categoria tassonomica dovrebbe stare ogni taxon.

disegno 1

 

Ci sono altre scuole di classificazione. Forse la più importante, tra le "minoritarie", è quella che considera anche i gruppi parafiletici capaci di avere la possibilità di essere convertiti in taxa, se i gruppi che li conformano sono sufficientemente similari tra loro e sufficientemente dissimili dal clade che resta fuori (scuola evoluzionista, Simpson 1961,[2] Ashlock 1979,[3] Cronquist 1987,[4] Mayr e Ashlock 1991,[5] Stuessy 1983,[6] Stevens 1986,[7] 1988[8]). Un esempio classico di un gruppo parafiletico che alcuni tassonomi considerano un taxon, è quello deibatteri, parafiletici rispetto a quelli eucarioti. Uno degli esponenti attuali di questa scuola è il ricercatore Cavalier-Smith.

Altra scuola che fu iniziata da ricercatori come Sokal,[9] è quella che asseriva che era impossible conoscere la filogenesi degli organismi con l'informazione che si raccoglieva, per il fatto che i ragionamenti tendono a farsi circolari (la morfologia determinava le relazioni di parentela, e con queste si interpretava la morfologia) e l'informazione non risultava completa al fine di poter sapere le "vere" relazioni filogenetiche. Questi ricercatori optavano per fare classificazioni basate esclusivamente sulla quantità di caratteri similari tra gli organismi, senza inferire nessuna storia evolutiva dietro di essi (Sneath e Sokal 1973[10]). Questa scuola (chiamata scuola fenetica) forse ha perduto vigore con l'avvento dell'analisi del DNA, e con la maggiore interpretazione del registro fossile che si ha oggigiorno. Ciò è dovuto al fatto che i gruppi monofiletici sono più utili in un sistema di classificazione dei raggruppamenti basati sulla similitudine dei tratti (Farris 1979,[11] Donoghue e Cantino 1988[12]), e attualmente si può affermare con più precisione quali gruppi siano monofiletici. Bisogna tenere in conto che laSistematica deve a questa scuola molti metodi di analisi numeriche (come Sneath e Sokal 1973,[10] Abbott et al. 1985[13]), con la differenza che essi vengono utilizzati come aiuto per determinare la filogenesi degli organismi.

Altra scuola è quella che propone una classificazione libera da categorie, il cui esponente più estremo forse è il PhyloCode,[14] sebbene questa scuola non arrivò mai ad essere discussa seriamente nell'ambiente scientifico (Mallet e Willmott 2003[15]).

Caratteristiche dei sistemi di classificazione

Oltre alla scuola che la definisce, il fine ultimo della tassonomia è presentare un sistema di classificazione che raggruppi tutte le diversità degli organismi in unità discrete dentro un sistema stabile, sopra le quali sia reso possibile il lavoro dei ricercatori.

I sistemi di classficazione sono composti da taxa (dal greco ταξα, taxa) inseriti nelle loro rispettive categorie tassonomiche. La decisione di quali cladi dovrebbero convertirsi in taxa e in quali categorie tassonomiche dovrebbe stare ogni taxon, è un po' arbitraria, però ci sono alcune regole non scritte che i ricercatori utilizzano affinché il sistema di classificazione risulti "utile". Affinché un sistema di classificazione risulti utile, esso deve essere maneggevole, e perciò deve organizzare l'informazione in modo che sia più facile da ricordare. Judd e collaboradori (2002) concordano sul fatto che:

  1. ogni taxon deve avere evidenza affidabile del fatto che esso formi un gruppomonofiletico: per convertire un clade in taxon deve avere molte sinapomorfieche lo giustifichino, e deve avere una quantità di caratteri diagnostici che permettano di diferenziarlo dal resto dei taxa, agevolando la stabilità del sistema di classificazione;
  2. alcuni sistematici appoggiano l'idea del fatto che ogni taxon dovrebbe possedere caratteri morfologici ovvi che permettano di identificarlo, e ciò favorirebbe l'identificazione per quelli non sistematici, oltre che aiutare a inferire molti aspetti della sua biologia;
  3. i taxa che compongono un sistema di classificazione devono avere possibilmente fra 3 e 7 sottotaxa, un numero che possa maneggiare con facilità la memoria umana (Stevens 1998[8]). Nelle parole di Davis e Heywood (1963:83): "Dobbiamo essere capaci di ubicare i taxa in taxa di categoria più alta in modo che possiamo incontrarli di nuovo".[16]
  4. Altro criterio è la stabilità della nomenclatura. I gruppi che già sono stati nominati nel passato dovrebbero continuare con lo stesso nome nei limiti del possibile.

Una volta deciso quali cladi convertire in taxa, i sistematici devono decidere in quali categorie tassonomiche ubicarli, il che è arbitrario. Per ragioni storiche si utilizzano le categorie linneane di classificazione: regnophylum o divisioneclasseordinefamiglia,genere e specie (vedere nella sezione della storia della tassonomia). Gli stessi criteri utilizzati per sapere se denominare un taxon, possono essere utilizzati per sapere in quale categoria tassonomica ubicarlo,[8] specialmente quello della stabilità nella nomenclatura.

I sistemi di classificazione che nascono come risultato della tassonomia hanno due utilità:

  • Servono come contenitori di informazione. Gli scienziati di tutto il mondo utilizzano i taxa come unità di lavoro, e ne pubblicano i risultati in relazione al taxon studiato. Pertanto i nomi scientifici degli organismi sono la chiave di accesso a un immenso corpo di informazione, disperso in molte lingue e proveniente da molti campi della Biologia.
  • Permettono di fare predizioni riguardo alla fisiologiaecologia ed evoluzione dei taxa. Per esempio, è molto comune che quando si trova un composto di interesse medico in unapianta, si investiga se questo composto o altri similari si trovino anche in altre specie ad essa imparentate.

Nomenclatura

La nomenclatura è la sottodisciplina che applica le regole per denominare e descrivere itaxa. L'obiettivo principale della Nomenclatura è quello che (1) ogni organismo possegga solo un nome corretto, e (2) non abbia 2 taxa diffrenti che portino lo stesso nome. Le regole di nomenclatura sono scritte nei Codici Internazionali di Nomenclatura. Ce n'è uno per ogni disciplina: di Zoologia, di Botanica, di batteri e di virus, e vengono aggiornati frequentemente in base al risultato ottenuto nei congressi internazionali che riuniscono gli scienziati proprio per tale scopo. I Codici forniscono il regolamento affinché i taxa scelti siano "validamente pubblicati". Perciò devono possedere un "nome corretto" (e una descrizione riguardo al fatto se il taxon appartenga o no alla categoria specie), ed essere pubblicati in qualche rivista scientifica o libro.

I "nomi corretti" dei taxa sono quelli che si attengono ai principi di Nomenclatura, espressi nei Codici di Nomenclatura Botanica e Zoologica, che sono:

  1. La nomenclatura botanica è independente dalla nomenclatura zoologica (ognuna viene rappresentata con il suo proprio Codice). Di conseguenza, lo stesso nome può essere utilizzato per una pianta o per un animale (sebbene ciò non sia consigliabile).
  2. Il nome di ogni gruppo tassonomico deve essere accompagnato da un tipo. Il "tipo" è un po' diverso se stiamo parlando di un nome incluso nella categoria specie o inferiore, o di un nome di una categoria superiore alla specie. Quando viene descritto un taxon corrispondente alla categoria specie o inferiore alla specie, l'autore deve assegnare un campione specifico della specie affinché sia designato come lo "specimen tipo nomenclaturale" che deve essere immagazzinato in un luogo accesibile (per esempio se è una pianta, in un erbario), sebbene si possano anche accettare illustrazioni. Rispetto ai taxa superiori alla specie, il nome del genere possiede come "tipo" il nome di quella specie circoscritta in esso, che fu pubblicata per prima. Il nome di ogni taxon superiore al genere possiede come "tipo" il nome del genere che venne pubblicato per prima dentro la circoscrizione del taxon. Il tipo ha come scopo quello di attuarsi come riferimento per il nome, poiché è il campione sopra al quale il nome è basato. Per esempio, quando un taxon si divide in due, in modo che uno dei nuovi taxa conservi il nome e l'altro passa ad avere un nome nuovo, il taxon a cui si lascia l'antico nome deve contenere anche l'antico tipo nella sua circoscrizone, e basare la sua descrizione sul tipo. Il tipo utilizzato nella pubblicazione originale lo si chiama olotipo; se l'olotipo si perde, si può sciegliere altro specimen del materiale originale come tipo nomenclaturale, che in questo caso si chiama lectotipo. Se non ci sono campioni per creare un lectotipo, si può raccogliere un nuovo specimen affinché funga da tipo, in quest'altro caso si chiama neotipo.
  3. C'è un solo nome corretto per ogni taxon. Il nome esatto per ogni taxon è il primo che fu pubblicato secondo regola. Ciò è anche noto come il "principio di priorità".
  4. Ci possono essere eccezioni riguardo al principio di priorità. Da un lato alcuni nomi ampiamente usati non sono in realtà il nome più antico assegnato al taxon. Da l'altro lato a volte vi sono taxa che posseggono più di un nome corretto. A volte il taxon viene associato alla lista di nomina conservanda, nomi che si considerano validi per ragioni pratiche.
  5. I nomi scientifici devono essere in latino, o latinizzati sebbene le sue origini siano in altro idioma.
  6. Non si possono avere due taxa distinti che portano lo stesso nome dentro uno stesso Codice.
  7. Le regole di nomenclatura sono retroattive, a meno che se ne indichi espressamente il contrario.

Quando l'applicazione stretta di un Codice risulta confusa o ambigua, i problemi soni portati alla sua Commissione relativa affinché si prenda una decisione al riguardo. Per esempio, le decisioni prese dalla Comistionw Internazionale di Nomenclatura Zoologica (che vige sopra il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica) sono pubblicati nella sua revista, il Bulletin of Zoological Nomenclature ("Bollettino di Nomenclatura Zoologica").

 

Categorie tassonomiche

La categoria fondamentale è la specie, perché offre il taxon chiaramente riconosciuto e discreto di volume più piccolo. Sistematici, biologi evolutivi, biologi della conservazione,ecologiagronomiorticoltoribiogeografi e molti altri scienziati sono più interessati ai taxa della categoria specie che non a quelli delle altre. Il concetto di specie è stato intensamente dibattuto sia per quanto riguarda la Sistematica sia per la Biologia evolutiva. Molti libri recenti pongono il centro dell'attenzione nella definizione di specie e speciazione(King 1993,[17] Lambert e Spencer 1995,[18] Claridge et al. 1997,[19] Howard e Berlocher 1998,[20] Wilson 1999,[21] Levin 2000,[22] Wheeler e Meier 2000,[23] Schilthuizen 2001 [24]). Negli animali, specialmente nei vertebrati di grande taglia, il criterio della capacità di ibridareè il più usato per distinguire le specie. Nella maggior parte dei vertebrati, i gruppi di individuiinterfertili coincidono con gruppi morfologici, ecologici e geografici, per cui le specie sono facili da definire. Si possono perfino mettere a prova i limiti delle specie analizzando l'interfertilità tra le popolazioni. Questo concetto di specie, chiamato "concetto biologico di specie" (o "BSC", in lingua inglese per "biological species concept", Mayr 1963,[25] vedere anche Templeton 1989,[26] Coyne 1992,[27] Mayr 1992[28]), fu quello che dominò la letteratura zoologica e, fino ad oggi, anche la botanica. Questo criterio però sbaglia nel momento in cui viene a definire le specie di piante, per il fatto che esiste ibridazione fra specie che convivono in uno stesso luogo (dette talvolta "semispecie" e il gruppo che le abbraccia laddove esse ibridano viene detto "syngameon"). La riproduzione uniparentale evita l'interscambio genetico (e crea popolazioni in minima parte differenziate, dette "microspecie"), dimodoché una stessa specie viene a possedere individui ubicati in luoghi molto distanti (per esempio in diversi continenti) che non interscambiano nessun materiale genetico fra loro. Rispetto alle prove di interfertilità, nelle piante l'interfertilità delle popolazioni varia da 0 a 100 %, e nei suoi livelli intermedi, l'assegnazione di specie non si può dare in modo univoco secondo il concetto di specie biologica (Davis e Heywood 1963[16]). Perciò i sistematici delle piante non definiscono le specie come comunità riproduttive, bensì come una popolazione o gruppo di popolazioni che possiedono molta evidenza nel formare un lignaggio evolutivo independente, abbandonando in questo modo il concetto biologico di specie o BSC (Davis e Heywood 1963,[16] Ehrlich e Raven 1969,[29] Raven 1976,[30] Mishler e Donoghue 1982,[31] Donoghue 1985,[32] Mishler e Brandon 1987,[33] Nixon e Wheeler 1990,[34] Davis e Nixon 1992,[35] Kornet 1993,[36] Baum e Shaw 1995,[37] McDade 1995 [38]).

Anche le popolazioni sono difficili da definire e normalmente vengono descritte come gruppi di individui di una stessa specie che occupano una regione geografica più o meno ben definita e con individui interagenti (interactuando) fra loro. Le popolazioni possono variare nella taglia nel rapporto di uno su milioni di individui, e possono persistire nel tempo per meno di un anno o mille anni. Possono essere il prodotto della discendenza di un solo individuo, o ricevere costantemente immigranti, per cui posseggono anche differenti livelli di diversità genetica.

La specie viene suddivisa in razze quando si incontrano gruppi di popolazioni che differiscono morfologicamente fra loro, sebbene a volte crescano insieme e ibridano fra loro con facilità. La si suddivide in sottospecie, se possiedono poco occultamento (solapamiento) geografico in confronto alle razze, però tuttora esiste un po' di ibridazione. Se i migranti di una popolazione si vedono in svantaggio riproduttivo con il subentrare di un'altra popolazione, i sistematici allora le considereranno appartenti a due specie distinte, chiaramente definite.

Anche sotto la razza si può seguire la suddivisione in taxa nelle categorie varietà e forma.

Le specie a loro volta si raggruppano in taxa superiori, ognuno in una categoria più alta:generefamiglieordiniclassi, ecc.

Una lista delle categorie tassonomiche generalmente usate includerebbe il dominio, il regno, il sottoregno, il phylum (o divisione, nel caso delle piante), el subphylum o suddivisione, la superclasse, la classe, la sottoclasse, l'ordine, il sottordine, la famiglia, la sottofamiglia, latribu, la sottotribù, il genere, il sottogenere e la specie.

Poiché le categorie tassonomiche al di sopra della categoria specie sono arbitrarie, un genere (gruppo di specie) in una famiglia può non avere la stessa età né ospitare la stessa quantità di variazione, né di fatto avere niente in comune con un genere di altra famiglia, se non il fatto che i due sono gruppi monofiletici appartenenti alla stessa categoria tassonomica. I sistematici esperti, ben consapevoli di ciò, si rendono conto che i generi, le famiglie, eccetera non sono unità comparabili (Stevens 1997 [39]); tuttavia, alcuni scienziati cadono frequente nell'errore di utilizzare queste categorie come se lo fossero. Per esempio, è comune vedere la dimensione della diversità di piante come un elenco di famiglie delle piante presenti in un dato luogo, sebbene il fatto che questi taxa appartengano a una "famiglia" non significa niente di particolare. Questa confusione è quella che portò alla proposta della eliminazione delle categorie tassonomiche, e di fatto sono pochi i sistematici che se ne preoccupano e molte volte chiamano i gruppi monofiletici con nomi informali proprio per evitarle (per esempio parlano delle "angiosperme" per evitare di discutere sul fatto se sono "magnoliophyta", "magnoliophytina", "magnoliopsida", ecc.). Vedere più avanti la discussione sopra l'assunto.

Nome scientifico

Nella nomenclatura binomiale di Linneo, ogni specie animale o vegetale rimarrebbe designata da un binomio (un'espressione di due parole) in latino, dove la prima, il "nome generico", è condiviso dalle specie dello stesso genere; e la seconda, l'"aggettivo specifico" o "epiteto specifico", allude a una qualche caratteristica o proprietà distintiva; questa può soddisfare il colore (albus, "bianco"; cardinalis, "rosso cardinale"; viridis, "verde"; luteus, "giallo";purpureus, "porpora"; ecc.), l'origine (africanus, "africano"; americanus, "americano";alpinus, "alpino"; arabicus, "arabico"; ibericus, "iberico"; ecc.), l'habitat (arenarius , "che cresce nella sabbia"; campestris, "di campi"; fluviatilis, "dei fiumi"; ecc.); inoltre l'attributo può omaggiare una personalità del mondo scientifico o della politica o soddisfare qualche altro criterio. Non è necessario che il nome sia in latino, è necessario soltanto che sia latinizzato. I nomi di genere vanno sempre scritta con la prima lettera in maiuscolo, gli aggettivi specifici sempre in minuscolo, e i nomi di genere e quelli di specie vanno sempre scritti in corsivo (o sottolineati, se scritti a mano). Nello scrivere il nome della specie, l'epiteto specifico non viene mai utilizzado da solo, ed è obbligatorio che sia preceduto dal nome del genere, in modo che il nome della specie sia il binomio completo. L'uso della prima lettera del nome del genere che precede l'epiteto specifico è altrettanto accettabile una volta che il nome ormai sia apparso nella sua forma completa nella stessa pagina o in un piccolo articolo. Così per esempio, il lombrico di terra venne chiamato Lumbricus terrestris da Linneo, e se il nome già apparve prima nell'articolo, può ritornare a chiamarsi come L. terrestris. Rispetto ai taxa ubicati nella categoria di genere e superiore, i nomi sono uninominali (ovvero constano di una sola parola), e sempre si scrivono con la prima lettera maiuscola (sebbene solamente nella categoria di genere vadano in corsivo). Siccome i Codici di Nomenclatura proibiscono che dentro ogni Codice si abbiano due taxa con lo stesso nome, non si possono di conseguenza avere due generi con lo stesso nome (né due taxa al di sopra del genere con lo stesso nome); ma poiché succede che l'aggettivo specifico delle specie venga ad essere usato soltanto dopo il nome del genere, si possono avere così due specie differenti appartenenti a generi diversi che condividano lo stesso aggettivo specifico. Una volta fissato, un nome non viene sostituito da un altro senza un motivo tassonomico. Per esempio il rovere nei dintorni di Madrid venne battezzato come Quercus pyrenaica erroneamente, considerato il fatto che non lo si trova nei Pirenei, ma tale circostanza non giustifica un cambio de nome.

Sebbene al tempo di Linneo i nomi erano semplici e descrittivi, ultimamente si sono registrati nomi scientifici insoliti: il ragno Pachygnatha zappa, perché ha una macchia nell'addomesimile al baffo dell'artista Frank Zappa; alcune mosche succhiatrici di sangue del genereMaruina con attributi affettuosi in lingua spagnola: Maruina amada, M. amadora, M. cholita, M. muchacha, M. querida, M. chamaca, M. chamaguita, M. chica, M. dama, M. nina, M. tica y M. vidamia; il dinosauro che venne chiamato Bambiraptor dal nome di Bambi, quello del film di Disney, per le sue modeste proporzioni; il mollusco bivalve Abra cadabra (sebbene dopo lo si cambiasse di genere); e forse il caso più eccellente: il genere di ragni brasilianiLosdolobus, chiamato così perché i ricercatori che lo descrissero, volendo omaggiare due argentini che avevano collaborato, venne chiesto loro di inventare un nome per il nuovo genere. Losdolobus sta per "los dolobus", termine del lunfardo argentino intraducibile appropriatamente.[40]

Rispetto alle restrizioni per denominare i taxa, i generi e specie invece non le possiedono (salvo per il fatto che debbano essere in latino o latinizzati), nelle categorie superiori un genere a volte è necessario che abbia un suffisso particolare, come viene indicato nella seguente tabella:

 

Categoria tassonomicaPianteAlghefunghiAnimaliBatteri[41]
Divisione/Phylum -phyta -mycota    
Suddivisione/Subphylum -phytina -mycotina    
Classe -opsida -phyceae -mycetes   -ia
Sottoclasse -idae -phycidae -mycetidae   -idae
Superordine -anae    
Ordine -ales   -ales
Sottordine -ineae   -ineae
Infraordine -aria    
Superfamiglia -acea -oidea  
Epifamiglia       -oidae  
Famiglia -aceae -idae -aceae
Sottofamiglia -oideae -inae -oideae
Infrafamiglia       -odd[42]  
Tribù -eae -ini -eae
Sottotribù -inae -ina -inae
Infratribù       -ad  

Un esempio di taxon è l'ordine dei Primati. In questa espressione, l'"ordine" specifica la categoria o rango tassonomico del gruppo, più ampio di quello di famiglia e meno ampio di quello di classe. "Primati" è il nome latino specifico del gruppo o taxon indicato. L'ordine dei Primati resta subordinato alla classe dei Mammalia (mammiferi), e include diverse famiglie come quella dei Cebidae (cébidos, le scimmie americane) o la familia degli Hominidae (ominidi, la famiglia al quale noi apparteniamo).

Inoltre, nel caso delle specie il nome deve essere seguito dal cognome dell'autore che ne fece la prima descrizione (normalmente definito "autorità") seguito dall'anno nel quale venne descritto per la prima volta. Quando la specie attualmente viene ubicata in un genere diverso da quello che gli fu assegnato dalla sua autorità originale, il nome dell'autore e l'anno si mettono fra parentesi, per esempio, la stella marina Pisaster giganteus (Stimpson, 1857).

Determinazione o identificazione di organismi

Una volta ottenuto un sistema di classificazione stabile con tutti i suoi taxa correttamente nominati, nasce la sottodisciplina della determinazione, altrimenti detta identificazione degli organismi. La determinazione è la disciplina che situa un organismo sconosciuto dentro un taxon conosciuto del sistema di classificazione, attraverso i suoi caratteri diagnostici. Perciò è necessario che l'informazione sopra i taxa sua disponibile in una forma accessibile, e a volte sono necessari anche altri elementi come la lente d'ingrandimento o il microscopio, per poter osservare i caratteri dell'organismo in modo da ubicarlo in uno o in un altro taxon. L'informazione normalmente resta disponible in enormi libri chiamati chiavi di identificazioneche possiedono un sistema ("chiave") che permette al lettore di essere guidato verso il taxon al quale appartiene l'organismo. Anche questi libri sono chiamati "Flore" se trattano di piante terrestri o "Faune" nel caso di animali. Normalmente le chiavi di identificazione sono fornite per una data regione, poiché sarebbe inutile includervi in esse l'informazione riguardo a taxa che non si trovano nella regione dove si è trovato l'organismo da determinare.

Storia della tassonomia

Le origini della tassonomia

Le origini della tassonomia risalgono alle origini del linguaggio, quando la gente chiamava con gli stessi nomi un organismo più o meno simile, sistema che persiste oggigiorno in quello che noi definiamo "nomi volgari". Tutte le società umane possiedono un sistema tassonomico che nomina le specie e le raggruppa in categorie di ordine superiore. L'essere umano possiede un concetto intuitivo di ciò che costituisce una specie, prodotto dal categorizzarle secondo le sueproprietà emergenti osservate, e ciò si vede riflesso nel fatto che tutte le classificazioni popolari degli organismi possiedono notevoli similitudini fra loro e anche con quelle utilizzate oggigiorno dai biologi professionisti (Hey 2001 [43]).

La tassonomia biologica come la disciplina scientifica che conosciamo oggigiorno nacque in Europa. Qui, in pieno Medioevo ebbero a formarsi le università, dove si discutevano temi di tipo filosofico e la tecnica. Fu in questo contesto che i naturalisti si resero conto che, sebbene i nomi volgari siano utili nel linguaggio quotidiano, necessitavano però di un sistema più universale e rigoroso per poter definire gli organismi: ogni specie doveva essere denominata, possedere un unico nome ed essere descritta in forma univoca. Successivamente, con la dominazione militare e culturale che un'Europa rivitalizzata sosterrà sopra il resto del mondo, il sistema così stabilito si estenderà a tutto il globo.

Dalla tassonomia linneana all'Origine delle specie

Per un certo tempo i naturalisti tentatarono in modo blando di ordinare l'informazione disponibile sugli organismi e regolamentarne i loro nomi. Ma senza dubbio fu nel secolo XVIII che la tassonomia ricevette una spinta definitiva, grazie al naturalista svedese Carlo Linneo, il quale ebbe l'ambizione di nominare tutti gli animali, piante e minerali conosciuti dell'epoca, raggruppandoli secondo le loro caratteristiche fisiche condivise, e infine normalizzare la loro denominazione. Nel 1753 pubblicò un gigantesca opera di due volumi nei quali accumulò e ordinò la informazione disponibile riguardo alle piante, e fu questo suo lavoro che definì le basi del sistema che si utilizza ancora tutt'oggi. Il libro si chiamava Species Plantarum ("I tipi di piante"), scritto nella lingua universale dell'epoca: il latino. In questo libro le piante venivano raggruppate secondo le loro similitudini morfologiche. Linneo fu uno dei primi naturalisti ad enfatizzare l'uso di similitudini fra organismi per arrivare a costruire un sistema di classificazione. In questo modo, senza accorgersene, stava classificando gli organismi in virtù delle loro similitudini genetiche, e perciò anche evolutive. Nel suo libro, ogni "tipo di pianta" era descritto con una frase in latino limitata a 12 parole. Linneo propose che queste piccoledescrizioni fossero i nomi utilizzati in tutto il mondo per riferirsi ad ognuna delle loro "specie". Queste piccole descrizioni, o polinomi, vennero da lui definite "il nome proprio di ogni specie", ma vi aggiunse un'importante innovazione che già era stata utilizzata prima da Caspar Bauhin(1560-1624): la nomenclatura binomiale o binomi, come il "nome corto" delle specie. Nelle annotazioni fatte sulle sue Species Plantarum, seguite dal nome "appropriato" polinomiale di ogni specie, scrisse una sola parola, combinata con la prima parola del polinomio (oggi definente il genere), formando così un nome breve per ogni specie di più facile memorizzazione. Per esempio, l'erba gatta fu denominata "appropriatamente" con il polinomio:Nepeta floribus interrupte spicatus pedunculatis (in italiano: "Nepeta con fiori in una spiga interrotta pedunculata"). Linneo scrisse la parola cataria al margine del nome apropriato della specie, che vuole dire "relazionata con i gatti", facendo riferimento a un attributo familiare della specie. Tanto lui come pure i suoi contemporanei rapidamente iniziarono a chiamare la pianta con il nome Nepeta cataria, che è il nome ancora usato oggi.

La nomenclatura binomiale identificando in maniera univoca le specie, risolveva così i problemi di comunicazione prodotta dalla varietà di nomi locali. Contemporaneamente Linneo propose uno schema gerarchico di classificazione, dove le specie molto simili si raggruppano in uno stesso genere. La categoria di genere già esisteva, in realtà nel 1694 quando Joseph Pitton de Tournefort fornì delle guide per descrivere i generi: i caratteri dei generi dovevano essere riconoscibili in tutti i membri del genere e visibili senza l'uso di un microscopio. Per quanto possibile, questi caratteri dovevano essere presi dal fiore e dal frutto. Linneo utilizzò i generi, credendo che tanto i generi quanto le specie esistessero in natura, mentre le categorie più alte erano solo materia di convenienza umana.

Anche Linneo cercò di raggruppare i generi in famiglie "naturali" (vale a dire, in famiglie che riflettessero le relazioni tra gli organismi in natura), sebbene non conferendogli una descrizione, e per il 1751 aveva riconosciuto 67 famiglie,[44] lasciando molti generi senza ubicazione. Linneo cercava caratteri che si potessero trovare in tutti i membri di ogni famiglia, ma fallì nella sua impresa perfino in quelle più "naturali" delle famiglie, come le Umbelliferae.

D'allora fino al 1789, a vari autori, come Michel Adanson (1763-1764),[45] parve evidente che i caratteri variavano addirittura dentro i gruppi "naturali", concludendo che non ci sono caratteri essenziali per definire un gruppo, e che i gruppi avrebbero dovuto essere definiti soltanto mediante un sindrome di caratteri.

Ne 1789Antoine-Laurent de Jussieu nel suo libro Genera plantarum descrisse tanto i generi quanto le famiglie di piante e mise queste ultime in classi.[46] La sua catalogazione in specie, genere e famiglie ebbe successo, e questa fondazione jussiana è quella che fondamentalmente si conserva aggigiorno per la classificazione delle piante. Con il tempo vennero ad aggregarsi famiglie e i limiti delle famiglie esistenti in questo libro furono modificate, aggiungendovi più categorie, come quella di ordine tra famiglia e classe, e phylum e regno in cima alla classe.

Riguardo agli animali, nel 1758 Linneo pubblicò la decima edizione del suo Systema Naturae, nel quale elencò tutti gli animali da lui conosciuti in quel momento e classificandoli come aveva fatto precedentemente con le piante. Linneo denominò circa 4.400 specie di animali, includendovi l'Homo sapiens, malgrado la reticenza esistente all'epoca di considerare l'uomo alla stregua di un animale.

In questo modo si vennero a delineare le prime relazioni tra le specie. I sistemi di classificazione possono essere "arbitrari", se cercano soltanto di raggruppare gli organismi onde facilitare la loro determinazione in maniera artificiosa (per esempio, secondo l'utilità che hanno per gli esseri umani), o "naturali", quando le gerarchie si stabiliscono in funzione delle loro affinità in Natura. La parola "naturale" non venne mai definita scientificamente, e all'epoca di Linneo si voleva dire soltanto che le specie erano state create "naturalmente" alcune somiglianti e altre dissimili dalle altre (in realtà, ogni scienziato possedeva la sua propria definizione di "sistema naturale").

Nel 1778 Lamarck suggerì che i caratteri utilizzati dai botanici per dividere i taxa debbano necessariamente essere gli stessi che la gente utilizzerà per diagnosticarli. Egli promosse l'uso della chiave di identificazione, libri che permettevano ai loro utilizzatori non esperti di identificare un dato organismo mediante caratteri facilmente visibili.

Il termine "tassonomia" (tassonomie, in francese) fu impiegato per la prima volta dal biologo svizzero Augustin Pyrame de Candolle all'inizio del secolo XIX. In termini strettamente etimologici, deve considerarsi forse preferibile la forma «Tassinomia», ma ha un uso molto limitato, quasi sempre in traduzioni dal francese.

Un numero di sistematici, specialmente in Francia e Germania, adottarono il concetto di "especimen tipo". Questi "tipi" erano piante che si conservavano in un erbario, rappresentanti la forma più comune del gruppo, o la forma più "perfetta" (questi autori consideravano lasimmetria radiale e la bisessualità più perfette di quelle delle restanti forme, per cui si dà il caso che conserveranno mutanti come esemplari tipo).

Vari decenni dopo l'edizione dei libri di Linneo, proliferarono i nomi per animali e piante, e spesso si ebbe più di un nome per una data specie (differenti nomi per lo stesso taxon sono chiamati "sinonimi"). Quando ciò accadeva, il nome di uso comune era normalmente il più descrittivo, o semplicemente quello utilizzato dalla autorità più eminente del momento. A ciò si sommava il fatto che alcuni nomi di genere e alcuni epiteti specifici fossero composti da più di una parola. Questa mancanza di stabilità nomenclaturale portò, nel 1813, all'adozione di un codice per denominare le piante, chiamato Théorie Elémentaire de la Botanique ("Teoria Elementare della Botanica"). Allo stesso modo, per gli animali, nel 1842, venne adottato un codice di norme formulate sotto il patrocinio della British Association for the Advancement of Science ("Associazione Britannica per il Progresso della Scienza"), chiamato Strickland Code("Codice di Strickland"). I due codici definiranno le prime regole di Nomenclatura, con l'obiettivo di ottenere un solo nome valido per ogni specie.

Tassonomia ed evoluzione

Prima che esistesse la teoria dell'evoluzione, si pensava alle relazioni fra gli organismi in una forma molto simile a quelle esistenti fra i paesi in una mappa. Quando irruppe la teoria dell'evoluzione nella metà del secolo XIX venne subito riconosciuto, così come propriamente la formulò Darwin, che il grado di parentela tra i taxa (filogenesi) doveva essere il criterio per la formazione dei gruppi. La pubblicazione del suo libro L'origine delle specie nel 1859stimolò l'incorporazione di teorie evolutive nella classificazione, processo che oggigiorno non è ancora terminato (de Queiroz e Gauthier 1992[47]).

Il dibattito tra i sostenitori dei sistemi artificiali e i difensori della costruzione di un sistema naturale fu uno dei conflitti teorici più intensi riguardo alla biologia dei secoli XVIII e XIX, solamente risolto con la consolidazione della teoria dell'evoluzione, la quale offrì il primo criterio dimostrabile di "naturalezza": la ascendenza comune. Mentre più somiglianti erano due organismi fra loro, più vicino era i loro ascendente comune, e perciò più vicini dovevano essere raggruppati nella classificazione. Gli organismi che condividono soltanto pochi caratteri condividono anche un ascendente più lontano e per questo sono ubicati in taxa differenti, condividendo perciò essi soltanto i taxa più alti.

Un passo critico in questo processo per convertire i sistemi di classificazione in un riflesso della storia evolutiva degli organismi fu l'acquisizione di una prospettiva filogenetica, per la quale biologi come Willi Hennig (entomologo tedesco, 1913-1976), Walter Zimmermann(botanico tedesco, 1892-1980), Warren H. Wagner, Jr. (botanico nordamericano, 1920-2000) e molti altri hanno fornito preziosi apporti. La biologia sistematica è la scienza che si occupa di relazionare i sistemi di classificazione con le teorie sull'evoluzione dei taxa.

Al giorno d'oggi, lo sviluppo di nuove tecniche (come l'analisi del DNA) e le nuove forme di analisi filogenetiche (che permettono di analizzare matrici con una quantità enorme di dati) stanno producendo cambiamenti sostanziali nelle classificazioni per l'uso, obbligando a disfare gruppi di lunga tradizione e definirne altri nuovi. Gli apporti più significativi provengono dal confronto diretto dei geni e dei genomi. Il "boom" dell'analisi dei geni degli organismi ha invertito il ruolo della morfologia specialmente nella tassonomia di piante: quando fu creata e nel corso di molti anni, la tassonomia era la scienza che raggruppava gli organismi secondo le loro affinità morfologiche (e quindi anche anatomichefisiologiche, ecc.). Ma oggigiorno, gli organismi sempre più vengono raggruppati secondo le similitudine del loro DNA (e recentemente, in secondo luogo, con l'appoggio del registro fossile e della morfologia), e l'evoluzione dei caratteri morfologici viene "interpretata" una volta che l'albero filogenetico finisce per essere adottatato tramite il consenso comune. Questa situazione arricchì il campo della Biologia sistemica, e raggiunse (quest'ultima) una relazione intima con la scienza dell'evoluzione, relazione che prima era stata disattesa dagli scienziati, a causa della quantità di imprecisioni che c'erano prima dell'arrivo delle analisi del DNA nei sistemi di classificazione. In molte porzioni dell'albero filogenetico, la tassonomia passò ad essere soltanto la sottodisciplina della biologia sistemica, la quale si occupa di creare il sistema di classificazione secondo le regole, e la "stella" passò ad essere di per sé l'albero filogenetico I sistemi di classificazione si fanno in collaborazione, secondo l'albero filogenetico più accettato in modo consensuale dalla maggioranza degli studiosi (vedere per esempio APG II nel 2003 per le angiosperme,[48] Smith et al. nel 2006 per le felci [49]), e oggigiorno si utilizzano metodi statistici per decidere di comune accordo i nodi dell'albero filogenetico.

Formalizzazione delle norme: i codici

Quello che originalmente era la Théorie Elémentaire de la Botanique, nel 1813, si convertì nell'International Code of Botanical Nomenclature ("Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica" o ICBN) nel 1930, che si interessa della nomenclatura di piante e funghi (che tratta in modo diverso i due gruppi menzionati). Quello che originariamente era lo Strickland Codecreato nel 1842, che regolava i nomi degli animali, fu revisionato dall'International Commission on Zoological Nomenclature ("Comissione Internazionale per la Nomenclatura Zoologica") e rinominato come International Code of Zoological Nomenclature ("Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica" o ICZN) nel 1901. Il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica stabilì l'anno 1753 (quello della pubblicazione di Species Plantarum) come l'anno in cui inizia la nomenclatura botanica moderna, lasciando senza effetto i nomi pubblicati per le piante prima di questa data. Allo stesso modo, il Codice Internazionale per la Nomenclatura Zoologica stabili l'anno 1758 (l'anno i cui Linneo pubblicò la decima edizione delSystema Naturae) come l'anno di inizio della nomenclatura zoologica, lasciando senza effetto i nomi pubblicati per gli animali prima di questa data. I due Codici condividono gli stessi "principi di Nomenclatura" che già furono descritti, e si attualizzano come risultato dei Congressi Internazionali che si realizzano regolarmente a tale scopo.

Con il tempo i batteriologi, che si erano attenuti al codice botanico, svilupparono il loro proprio codice (Codice Internazionale per la Nomenclatura dei Batteri); e lo stesso fecero i due virologi (studiosi dei virus) nel Comitato Internazionale per la Tassonomia dei Virus. Attualmente si discute sull'urgenza di formalizzare in modo equivalente la nomenclatura deigeni o delle proteine.

Relazione con le tassonomie popolari

Nella misura in cui la scienza della tassonomia avanzava nell'ambito scientifico, dentro lo stesso seno della scienza si incominciò a disprezzare il valore delle tassonomie popolari, allontanando sempre più i tassonomi europei da ciò che consideravano solo "una diversivo per donne e bambini". Fuori dall'Europa, questo disprezzo portò molte volte gli scienziati a svalutare le conoscenze profonde che avevano i nativi delle specie del luogo naturale di cui essi erano originari.

Quando gli europei scoprirono l'America e si relazionarono ai suoi popoli originari, la volontà di dominio dei colonizzatori incluso quella nel campo intellettuale li portò a disattendere questa preziosa fonte di conoscenza.

  « I nomi nativi sembravano perdere tutta la loro importanza e ripetutamente gli spedizionari li segnalavano come nomi illegittimi. Per Antonio de Ulloala lingua quechua degli Incas si avvicina più al linguaggio dei bambini. Apparentemente, i nativi non comprendevano le parole e le conoscenze proprie di qualunque società civilizzata come Dioverginità o immacolata concezione. Gli indigeni americani avevano innumerevoli nomi per le piante, ma non un'unica parola che si potesse tradurre come albero. Le culture, la cui sopravvivenza dipendeva dalla conoscenza ed uso della vegetazione circostante, riconoscevano numerose piante utilili, sapevano quali erano i loro usi, dandole nomi descrittivi. Tuttavia, è ovvio che non condividevano con i naturalisti concetti come specie, genere o classe. Per conquistare piante esotiche, l'europeo si deve disfare delle contingenze locali e fabbricare tipi ideali conformi con il sistema di classificazione europeo.[50] »
   

Nonostante questo, la conoscenza tradizionale delle culture primitive delle specie biologiche locali non fu né totalmente disprezzata, né tantomeno lasciata inutilizzata fino al giorno d'oggi, tanto per quel che riguarda i criteri antropologici quanto per le ricerche farmaceutiche. L'adeguamento o no delle tassonomie tradizionali al criterio scientifico è stato oggetto di alcune ricerche (a volte si identificano come identiche specie distinte, a volte invece come distinte specie identiche).[51]

Perché cambiano i nomi dei taxa?

La descrizione formale e la tipificazione dei taxa sono procedimenti nei quali è frequente osservare errori e inconsistenze, e ciò accade perfino in maggior misura prima che i codici internazionali regolamentassero questi lavori molto meticolosamente. I nomi dei taxa possono cambiare quando sono riscoperte descrizioni più antiche dello stesso taxon, applicandovi così il principio di priorità, o quando si osserva che la descrizione originale in realtà si riferiva a un taxon differente. Le regole della nomenclatura indicano in questi casi che il nome del taxon debba essere cambiato senza discussione ma, se per l'estensione dell'uso del nome sembra desiderabile la sua conservazione, si deve promuovere una proposizione formale davanti al comitato corrispondente del Congresso Internazionale. Questo può decidere se accettare l'inclusione nella lista della nomina conservanda, nomi che si considerano validi per ragioni pratiche, sebbene il loro uso contravvenga la regola di priorità. Non si suole dare quei due casi nei gruppi già ben studiati, e nei Codici inoltre vi sono meccanismi per la soppressione dei nomi poveramente definiti nei gruppi più complicati. Una volta consolidata la tassonomia fondamentale di un gruppo, è poco probabile che si diano cambiamenti di nomi per questa serie di cause.

Il motivo per cambiare i nomi stabiliti non sta solo nell'emendamento di errori di procedimento, bensì anche nella evoluzione del giudizio scientifico degli specialisti, inevitabile nella misura in cui cresce la conoscenza. Anche se le associazioni fra i nomi e gli specimen "tipo" sono stati stabiliti d'accordo con tutte le regole, i nomi possono seguire cambiamenti essenzialmente per due motivi: per il fatto che i tassonomisti differiscono dai loro antecessori riguardo alle opinioni di come si debbano circoscrivere i taxa, o che la scoperta di nuova informazione obblighi a modificarne il criterio.

Per esempio, è molto comune a molti gruppi di organismi appena scoperti che gli venga dato un nome di specie (e di genere incluso) nuovo, ma alcuni anni dopo un tassonomista che li studia arriva alla conclusione che tutti possono ibridare fra loro e dare discendenza fertile, perciò unifica tutti i taxa in un'unica specie (in questo caso tutti i nomi cambiano il nome della prima specie descritta dentro il gruppo), e in ogni caso lasciando gli antichi nomi di specie comesottospecie. Alcuni anni dopo può arrivare un altro tassonomista che decida che questi gruppi di organismi dovrebbero dividersi in due specie distinte, che in natura convivono senza ibridarsi (sebbene potrebbero) e perché ognuna delle specie che egli propone forma un'unitàmonofiletica in un'analisi di filogenesi. Allora quelli che rientrano nella "nuova" specie, li si cambia il nome di specie con quello della specie più antica descritta dentro la "nuova" specie. Un altro tassonomista potrebbe argomentare successivamente che tutti i gruppi originalmente descritti sono specie valide dello stesso genere, dovuto al fatto che ognuno di essi può essere identificato dal suo proprio gruppo di caratteri morfologici, e che dentro ognuno di essi si trova il modello di ascendenza e discendenza. In questo caso, tutti i nomi di specie cambierebbero il primo nome dato ad ogni gruppo quando venne descritto, ma tutti i nomi di genere si unificherebbero in uno solo, onde per cui tutti i generi passerebbero a denominarsi come il genere più antico descritto dentro il gruppo. Questa instabilità dei nomi sarebbe dovuta unicamente ai cambiamenti nella "filosofia tassonomica". Queste differenze concettuali tra tassonomisti sono estremamente comuni al giorno d'oggi, portando una grande instabilità potenziale nei nomi dei taxa (Vane-Wright 2003).[52]

Prospettive attuali della scienza della Tassonomia

Nella decade del 2000 è ritornata di moda la scienza tassonomica nell'ambiente scientifico (Mallet e Willmott 2003 [15]), dovuto in parte alle approssimazioni rivoluzionarie riguardo ai problemi tassonomici dati dall'analisi del DNA e Internet, e in parte alla conscienza della sua utilità, scaturita dalla crisi della biodiversità che stiamo vivendo. I nuovi strumenti disponibili generano discussioni sulla utilità delle regole della tassonomia così come sono attualmente, e ci si domanda riguardo alla necessità di riformare i Codici di Nomenclatura Zoologica e quelli di Botanica (Mallet e Willmott 2003 [15]).

Il ruolo del DNA nella tassonomia

Le sequenze di DNA si utilizzano sempre più nelle analisi filogenetiche per il fatto che alcune centinaia di basi, con la loro quantità enorme di combinazioni potenziali, bastano per fare analisi di identificazione e parentela. Perciò alcuni autori, come Herbert et al. (2003 [53]), e Tautz et al. (2003 [54]), propongono un ruolo centrale del DNA nella definizione delle specie, in modo che un campione di DNA e la lettura della sua sequenza di base dovrebbe essere uno dei caratteri dello specimen tipo, e una specie di marchio per il taxon al quale appartiene lo specimen. È stato proposto che la sequenza di DNA serva come un carattere chiave, di utilizzo simile al codice a barre nei supermercati. Questa "tassonomia basata sul DNA" addolcirebbe addirittura molti degli stessi problemi che hanno gli altri approcci: per esempio, il problema dei limiti della circoscrizione dei taxa. I cambiamenti di nome che più disturbano e stancano i biologi sono quelli che si danno non per deficienze nella precedente circoscrizione dei taxa, ma perché cambiano i concetti utilizzati per definirli. Altro problema è che bisogna decidire quale sequenza usare, poiché alcune sequenze non danno una informazione che differenzi il taxon dagli altri. Questo può succedere perché uno stesso gene può mantenersi inalterato per milioni di generazioni dopo la speciazione, o a causa del fenomeno di introgressione (in questo modo un gene che si sia differenziaro torna al suo stato precedente). Pertanto, come non è conveniente confidare in un solo carattere morfologico per identificare una specie, nemmeno è conveniente confidare in una sola sequenza di DNA (Mallet e Willmott 2003 [15]). Anche se la "tassonomia basata sul DNA" fosse finanziata, è necessario domadarsi se sia necessario aggiungere una richiesta extra al già lento processo di scrivere nuovi taxa, specialmente tenendo conto che soltanto il 10 % delle specie del pianeta è stato descritto (Mallet e Willmott 2003 [15]). Per questo, probabilmente la maggioranza dei biologi vedranno le sequenze di DNA come un complemento più che come una sostituzione dell'informazione morfologica. Ad ogni modo, i Codici di botanica e zoologia attualmente non specificano nessun carattere particolare per diagnosticare nuovi taxa, cosicché la "tassonomia del DNA" è ormai valida, sebbene la descrizione di caratteri visibili possa essere di un utilizzo più immediato e definitivamente più interesante della lettura delle sequenze di DNA.

Ormai è diventato routine che le specie di microorganismi si delimitino attraverso metodi molecolari, e, per delucidare l'albero della vita completo, sarebbe chiaramente utile mettere in sequenza gli stessi geni in molti taxa differenti. Per ottenere quest'ultimo, sarebbe necessario un "progetto genoma orizzontale", e un sistema di archivio di DNA, oltre al fatto se il DNA sia consono a una richiesta riguardo alla descrizione di tutte le specie o no. Daltra parte sebbene oggi il suo utilizzo è più limitato di quello proposto dai suoi seguaci, l'acquisizione del "codice a barre del DNA" per alcune specie ha portato alla scoperta di specie criptiche (che sono così somiglianti morfologicamente fra loro che fino ad ora sono state categorizzate come un'unica specie, vedere per esempio Siddall et al. 2007,[55] sebbene bisogna mettere in conto che in altri studi non è stato utile per identificare specie, per esempio Elias et al. 2007 [56]).

I potenziali benefici di ottenere la stessa sequenza di DNA in tutte le specie ha portato molti scienziati ad organizzarsi dando come risultato la prima conferenza scientifica internazionale chiamata "Barcoding of Life" ("Prendendo il codice a barre della vita") nel Museo di Storia Naturale di Londra nel febbraio del 2005 (Savolainen et al. 2005 [57]), e la Seconda Conferenza a Taipei nel 2007 (Sciencedaily 2007 [58]).

Iniziative tassonomiche su Internet

Molte iniziative tassonomiche si sono consolidate su Internet, forse troppe. Le più popolari nell'ambiente scientifico forse sono le seguenti (Mallet e Willmott 2003 [15]):

Ma esistono più di 50 progetti in tutto il mondo. Charles Godfray (2002) [59] è soltanto uno dei tanti che recentemente proposero l'integrazione di tutta l'informazione tassonomica in un solo portale revisionato per pari ("peer-reviewed"), per rimpiazzare il sistema attuale di descrizioni di specie disperse fra centinaia di riviste alle quali è complicato accedere. Certo è che un web universale di informazione tassonomica si avrà solo quando esisterà un web che dia la migliore informazione, la più completa, attualizzata, di contenuto libero, e amichevole("user-friendly"), allora le altre cadranno in disuso. Soltanto per i batteri questa informazione è già stata unificata.[60]

Proposte per un registro centrale di nomi

Lo stesso Charles Godfray (2002) [59] propone oltre alla precedente, una "prima revisione attraverso il web" come il nuovo punto di partenza della nomenclatura per ogni gruppo, in modo che i sinonimi utilizzati in pubblicazioni anteriori saranno invalidati a partire dalla validazione su Internet. Alessandro Minelli, il presidente della Commissione Internazionale per la Nomenclatura Zoologica, argomenta ugualmente a favore di un registro centrale di nomi (Minelli 2003).[61]

Il codice per i batteri già ha un registro centrale di nomi: tutti i nomi validi dei batteri ora sono pubblicati in un'unica rivista, con una nuova data d'inizio della nomenclatura fissata nel 1980.[60] Si possono attendere riforme simili nei codici dei macroorganismi, ma gli zoologi e i botanici tuttora devono ratificare le proposte. La possibilità che alcuni specialisti possano monopolizzare la nomenclatura fu una delle preocuppazioni che portò i botanici a rifiutare le richieste per un registro centrale dei nomi nel Congresso Internazionale di Botanica nel 1999 (Greuter et al. 2000); proposte similari vennero scartate dal Codice di Zoologia del 1999 (International Commission on Zoological Nomenclature, 1999). Inoltre, siccome molti cambiamenti sono dovuti a differenze nei concetti di specie più che alla confusione riguardo alla priorità di nomi o alla identificazione, la stabilità dei nomi è improbabile anche se porta ad avere un unico registro di essi.

Proposte di tassonomia libera da ranghi

Bisogna anche domandarsi del futuro della "tassonomia libera da ranghi" ("rank-free taxonomy") e il PhyloCode [14] creato da alcuni anni. Coloro che lo sostengono sperano di rimpiazzare la nomenclatura linneana basata sui ranghi o categorie tassonomiche, con un sistema uninominale che denomini cladi. Questa approssimazione lascerebbe a lato il difficile dibattito riguardo a quali cladi constituiscano un taxon con i suoi corrispondenti nomi e categoria tassonomica. Il PhyloCode non arrivò ad essere discusso nel dibattito su una tassonomia unitaria almeno fino al 2003 (Mallet e Willmott 2003[15]). D'altra parte i sistemi di classificazione moderni basati sull'analisi molecolare del DNA (come il APG II, quello del Smithet al.), sebbene utilizzino la nomenclatura binomiale e le categorie proposte da Linneo, in alto all'ordine o classe utilizzano cladi "fluttuanti" non assegnati a categorie tassonomiche. Ciò può cambiare in futuro, quando le ricerche in filogenesi si considereranno terminate, oppure si possono appropriatamente avere nodi non assegnati a nessun taxa, dato che i ricercatori concordano sul fatto che non sia necessario che tutti i nodi debbano essere "nominati".

Il futuro dei Codici

Oltre ai dettagli, è certo che tanto le proposte di un registro centrale di nomi, quanto la "tassonomia libera da ranghi" e la "tassonomia basata sul DNA" argomentano che le regole esistenti per la nomenclatura tassonomica sono inadeguate. Questi Codici sono il risultato di dibattiti secolari. Oltre alla loro fragilità, sono risultati impresionanti che possono essere adattati per riflettere le nuove necessità. Le riforme delle nomenclatura sono necessarie continuamente, ma l'esito e l'universalità del sistema richiede che i riformatori le attuino con sensibilità e soltanto con ampio consenso, onde evitare la frammentazione della conoscenza esistente in sistemi multipli incompatibili (Mallet e Willmott 2003 [15]).

Note [modifica]

  1. ^ Soltis, D. E., Soltis, P. S. (2003). The Role of Phylogenetics in Comparative Genetics (132): 1790-1800.
  2. ^ (ENG. G. Simpson, Principi di tassonomia animale, Columbia University Press, New York, 1961.
  3. ^ (ENAshlock, P. D. (1979). Un'esposizione sistematica evolutiva di classificazione (28): 441-450. DOI:10.2307/2412559. URL consultato il 28-8-2007.Presentazione di un metodo esplicito e facile da seguire per costruire una classificazione tassonomica evoluzionista.
  4. ^ (ENCronquist, A. (1987). Una Critica Botanica del Cladismo (53): 1-52. URL consultato il 28-8-2007.
  5. ^ (ENE. Mayr; Ashlock, P. D., Principi di Zoologia Sistematica. 2ª ed., McGraw-Hill, New York, 1991.
  6. ^ (ENStuessy, T. F. (1983). Alberi Filogenetici nella Sistematica delle Piante(10): 1-13. URL consultato il 28-8-2007.
  7. ^ (ENStevens, P. F. (1960-1985). Classificazione Evolutiva in Botanica (67): 313-339. URL consultato il 28-8-2007.
  8. ^ a b c (ENP. F. Stevens, Plant diversity in Malesia III: Proceedings of the 3rd International Flora Malesiana Symposium 1995, Royal Botanical Gardens, Kew, Londra, Dransfield, J., Coode, M. J. E., y Simpson, D. A., 1997. 295-319
  9. ^ (ENSokal, R. R. (1986). Tassonomia Fenetica: Teoria e Metodi (17): 423-442. URL consultato il 28-8-2007.
  10. ^ a b (ENP. H. A. Sneath; R. R. Sokal, Tassonomia Numerica, Freeman, San Francisco, 1973.
  11. ^ (ENFarris, J. S. (1979). Il Contenuto dell'Informazione del Sistema Filogenetico (28): 458-519. DOI:10.2307/2412562. URL consultato il 28-8-2007.
  12. ^ (ENDonoghue, M. J, Cantino, P. D. (1988). Parafilia, Antenati e il fine della Tassonomia: una Difesa Botanica del Cladismo (54): 107-128. URL consultato il 28-8-2007.
  13. ^ (ENL. A. Abbott; Bisby, F. A. y Rogers, D. A., Analisi Tassonomica in Biologia, Columbia University Press, New York, 1985. ISBN 0-231-04926-9 (cloth); 0-231-04927-7 (paper) Una introduzione a vari metodi fenetici.
  14. ^ a b (ENPhyloCode. URL consultato il 28-8-2007.
  15. ^ a b c d e f g h (ENJ. Mallet, Willmott, K. (2003). Tassonomia: Rinascimento o Torre di Babele? 18 (2): 57-59. URL consultato il 28-8-2007.
  16. ^ a b c P. D. Davis; Heywood, V. H., Principi di Tassonomia delle Angiosperme, Van Nostrand, New York, 1963.
  17. ^ (ENM. King, Evoluzione delle specie: Il ruolo del mutamento cromosomico., Cambridge University Press, Cambridge, UK., 1993.
  18. ^ (ENSpeciazione e il Concetto di Riconoscimento: Teoria e Applicazione, Johns Hopkins University Press, Baltimore, Lambert, D. M. e Spencer, H. G., 1995.ISBN 0-8018-4740-0 (hardcover); 0-8018-4741-9 (paperback)
  19. ^ (ENSpecie: le Unità di Biodiversità, Chapman & Hall, Londra, Claridge, M. F., Dawah, H. A., e Wilson, M. R., 1997. ISBN 0-412-63120-2ISBN 978-0412631207
  20. ^ (ENForme infinite: Specie e Speciazione, Oxford University Press, New York, Howard, D. J. e Berlocher, S. H., 1998. ISBN 0-19-510901-5ISBN 978-0195109016
  21. ^ (ENSpecie: Nuova Saggio Interdisciplinare, MIT Press., Cambridge, MA., Wilson, R. A., 1999. ISBN 0-262-23201-4 (Hardcover); ISBN 0-262-73123-1(Paperback)
  22. ^ (END. A. Levin, L'Origine, Espansione, e scomparse delle specie di piante, Oxford University Press, New York, 2000. ISBN 0-19-512728-5 (hardcover); ISBN 0-19-512729-3 (paperback)
  23. ^ (ENConcetti di Specie e Teoria Filogenetica: Un Dibattito, Columbia University Press, New York, Wheeler, Q. D., y Meier, R., 2000. ISBN 0-231-10143-0(paperback), ISBN 0-231-10142-2 (hardcover)
  24. ^ (ENM. Schilthuizen, Rane, Mosche e Dente di leone: Speciazione - L'Evoluzione di Nuove Specie., Oxford University Press, Oxford, UK., 2001. ISBN 0-19-850393-8 (Hardcover); ISBN 0-19-850392-X (Paperback)
  25. ^ (ENE. Mayr, Specie Animali ed Evoluzione, Harvard University Press/Belknap Press, Cambridge, MA., 1963.
  26. ^ (ENA. R. Templeton, Il Significato di Specie e Speciazione: Una Prospettiva Genetica, Sinauer, Sunderland, MA., Otte, D. y Endler, J. A., 1989. 3-27
  27. ^ (ENCoyne, J. A. (1992). Genetica e Speciazione (355): 511-515.DOI:10.1038/355511a0. URL consultato il 19-10-2007.
  28. ^ (ENMayr, E. (1992). Un Flora Locale e il Concetto di Specie Biologiche(79): 222-238. DOI:10.2307/2445111. URL consultato il 19-10-2007.
  29. ^ (ENEhrlich, P. R., Raven, P. H. (1969). Differenziazione di Popolazioni (165): 1228-1232. URL consultato il 19-10-2007.
  30. ^ (ENRaven, P. H. (1976). Sistematica e Biologia della Popolazione Vegetale (1): 284-316. doi 10.2307/2418721. URL consultato il 19-10-2007.
  31. ^ (ENMishler, B. D., Donoghue, M. J. (1982). Concetti di Specie: Un Caso per il Pluralismo (31): 491-503. DOI:10.2307/2413371. URL consultato il 19-10-2007.
  32. ^ (ENDonoghue, M. J. (1985). Una Critica del Concetto di Specie Biologiche e Raccomandazioni per un'Alternativa Filogenetica (88): 172-181.DOI:10.2307/3243026. URL consultato il 19-10-2007.
  33. ^ (ENMishler, B. D., Brandon, R. N. (1987). Individualità, Pluralismo, e il Concetto di Specie Filogenetiche (2): 397-414. ISSN 0169-3867 (Print) 1572-8404 (Online). URL consultato il 19-10-2007.
  34. ^ (ENNixon, K. C., Wheeler, Q. D. (1990). Un Amplificazione del Concetto di Specie Filogenetiche (6): 211-223. URL consultato il 19-10-2007.
  35. ^ (ENDavis, J. I., Nixon, K. C. (1992). Popolazioni, Variazione Genetica e la Delimitazione di Specie Filogenetiche (41): 421-435. DOI:10.2307/2992584. URL consultato il 19-10-2007.
  36. ^ (END. J. Kornet, Specie in ricostruzione: Demarcazioni in Reti Genealogiche, Disertazione erudita non pubblicata., Institut voor Theoretische Bioilogie, Rijksuniversiteit, Leiden, Netherlands., 1993.
  37. ^ (END. Baum; Shaw, K. L., Prospettive Genealogiche sul Problema delle Specie, Missouri Botanical Garden, St. Louis., Hoch, P. C. e Stephenson, A. G., 1995. 289-303 ISBN 0-915279-30-4; ISSN 0161- 1542
  38. ^ (ENL. McDade, Ibridizzazione e Filogenetica, Missouri Botanical Garden, St. Louis., Hoch, P. C. e Stephenson, A. G., 1995. 305-331 ISBN 0-915279-30-4; ISSN 0161- 1542
  39. ^ (ENStevens, P. F. (1997). Come Interpretare le Classificazioni Botaniche: Suggerimenti dalla Storia (47): 243-250. DOI:10.2307/1313078. URL consultato il 28-8-2007.
  40. ^ (ENCuriosità riguardo alla Nomenclatura Biologica. Enero 2008. URL consultato il 19-5-2008.
  41. ^ Bacteriologocal Code (1990 Revision)
  42. ^ Per esempio, le infrafamiglie di Testuggini Chelodd (Gaffney & Meylan 1988: 169) e Baenodd (ibid., 176).
  43. ^ (ENHey, J. (2001). L'idea sul problema delle specie 16 (7): 326-329. URL consultato il 29-4-2009.
  44. ^ (LA)C. Linnaeus, Philosophia Botanica, Kiesewetter, Stoccolma, 1751. ISBN 0-19-856934-3 (paperback); ISBN 0-19-850122-6 (hardcover)
  45. ^ (FRM. Adanson, Famiglie delle Piante. 2 voll., Vincent, Parigi, 1763-1764. ISBN 3-7682-0345-X
  46. ^ (LA)Antoine-Laurent de Jussieu, Genera Plantarum secundum ordines naturales disposita, juxta methodum in hortu regio Parisiensi exaratum, anno M. DCC. LXXIV., Hérissant and Barrois, Parigi, 1789.
  47. ^ de Queiroz, K., Gauthier, J. (1990). Filogenesi come principio centrale in tassonomia: definizioni filogenetiche di nomi di taxa (39): 307-322.DOI:10.2307/2992353. URL consultato il 28-8-2007. Propone di abbandonare il sistema linneano.
  48. ^ (ENAPG II (2003). Un aggiornamento sulla classificazione di gruppo della filogenesi delle Angiosperme per ordini e famiglie di piante da fiore: APG II (141): 399-436. URL consultato il 28-8-2007.
  49. ^ (ENSmith, A. R., Pryer, K. M., Schuettpelz, E., Korall, P., Schneider, H. e Wolf, P. G. (2006). Una Classificazione per la Felce Esistente 3 (55): 705-731. URL consultato il 28-8-2007.
  50. ^ (ESNieto Olarte, M. (2003). Storia Naturale e l'Apropriazione del Nuovo Mondo nella Illustrazione Spagnola 3 (32): 417-429. URL consultato il 28-8-2007. Per le frasi testuali di Ulloa cita come fonte Pagden, 1993: 132
  51. ^ (ESMuelas, L. (1997). La Patente del Yagé (9). URL consultato il 28-8-2007.
      « Gli indigeni a volte hanno nomi speciali per diversi tipi di Yagé, attribuendogli effetti distinti, credendo loro che abbiano differenti composizioni chimiche. Le classificazioni fatte dagli indigeni possono riferirsi alla età, alle diverse parti della liana, o a forme ecologiche derivate di varie condizioni de crescita, che dipendono da suolo, umidità, oscurità... »
       
  52. ^ (ENVane-Wright, R.I. (2003). Filosofia Indifferente versus l'Autorità dell'Onnipotente: una Consistenza, Consenso e Tassonomia Unitaria.DOI:10.1017/S1477200003001063. URL consultato il 28-8-2007.
  53. ^ (ENHerbert, P. D. N., Cywinska, A., Ball, S. L. e De Waard, J. R. (2003).Identificazioni Biologiche attraverso i codici a barre del DNA 270 (1512): 313–321. DOI:10.1098/rspb.2002.2218. URL consultato il 28-8-2007.
  54. ^ (ENTautz, D., Arctander, P., Minelli, A., Thomas, R. H., e Vogler, A. P. (2003).Una giustificazione per la tassonomia del DNA 18 (2): 70-74. URL consultato il 28-8-2007.
  55. ^ (ENSiddall, M. E., P. Trontelj, S. Y. Utevsky, M. Nkamany e K. S. Macdonald (2007). Dati molecolari diversi dimostrano che le sanguisughe dei medicinali commercialmente disponibili non sono Hirudo medicinalis'274 (1617): 1481-1487. URL consultato il 9-5-2009.
  56. ^ (ENElias, M., R. I. Hill, K. R. Willmott, K. K. Dasmahapatra, A. V.Z Brower, J. Mallet e C. D. Jiggins (2007). Rendimento limitato del codice a barre del DNA in una comunità diversa di farfalle tropicali 274 (1627): 2881-2889. URL consultato il 9-5-2009.
  57. ^ (ENSavolainen, V., R. S. Cowan, A. P. Vogler, George K. Roderick, e Richard Lane (2005). Verso una scritura dell'enciclopedia della vita: un'introduzione al codice a barre del DNA: 1-7. DOI:10.1098/rstb.2005.1730. URL consultato il 9-5-2009.
  58. ^ (EN(2007) Come il codice a barre del DNA possa aiutare la scienza. URL consultato il 9-5-2009.
  59. ^ a b (ENGodfray, H. C. J. (2002). Sfide per la Tassonomia (417): 17-19.DOI:10.1038/417017a. URL consultato il 28-8-2007.
  60. ^ a b Codice Internazionale per la Nomenclatura dei Batteri. URL consultato il 28-8-2007.
  61. ^ (ENMinelli, A. (2003). Lo Status della Letteratura Tassonomica 18 (2): 75-76. URL consultato il 28-8-2007.
 

 

Bibliografia

 

  • (ENW. S. Judd; Campbell, C. S. Kellogg, E. A. Stevens, P.F. Donoghue, M. J., Sistematica delle piante: un approccio filogenetico, Seconda Edizione, Sinauer Axxoc, USA, 2002.ISBN 0-87893-403-0
  • (ENR. C. Brusca; Brusca, G. J., Classificazione, Sistematica e Filogenesi in Invertebrati, Seconda Edizione, Sinauer Associates Inc., Publishers, Sunderland, Massachusetts 01375, USA, 2003. 23-39 ISBN 0-87893-097-3

Nelle prospettive attuali della scienza della Tassonomia:

  • Argano R., Boero F., Bologna M.A., Dallai R., Lanzavecchia G., Luporini P., Melone G., Sbordoni V., Scalera Liaci L. Zoologia: Evoluzione e adattamento Monduzzi 2007

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

http://it.wikipedia.org/wiki/Tassonomia

]]>
Introduzione alla Paleontologia Wed, 12 May 2010 02:00:00 +0200
Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/231-codice-internazionale-di-nomenclatura-zoologica.html https://paleofox.info/articoli-ita/paleontologia-ita/introduzione-alla-paleontologia/35-introduzione-alla-paleontologia/231-codice-internazionale-di-nomenclatura-zoologica.html

Il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica o International Code of Zoological Nomenclature (denominazione ufficiale, in inglese), familiarmente denominato The Code ("Il Codice") fra gli zoologi, è un insieme di regole nella zoologia che hanno l'intento fondamentale di provvedere alla massima universalità e continuità nella classificazione di tutti gli animali, secondo giudizio tassonomico. Il Codice è considerato una guida per la nomenclatura degli animali, ma lascia agli zoologi un certo margine di libertà nel denominare e descrivere nuove specie.

Le regole all'interno del Codice determinano quali nomi sono potenzialmente validi, per qualunquetaxon, inclusi i livelli di sottospecie e di superfamiglia. Le sue misure possono essere modificate o adattate a un particolare caso quando l'aderenza stretta ad esse potrebbe causare confusione. Eccezioni di questo tipo non possono mai essere svolte ad opera di un singolo scienziato (per quanto bravo e rispettato possa essere nel suo campo) ma solo dalla Commissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica (ICZN), che agisce al di sopra di tutti gli zoologi. La Commissione prende provvedimenti in conseguenza a questioni che le vengono proposte.

Il Codice regolamenta i nomi dei taxa di animali (regno Animalia) e di altri cladi di eucarioti tradizionalmente considerati "protozooi" e consta di Articoli (che sono obbligatori) e Raccomandazioni. Gli Articoli vennero progettati con lo scopo di permettere agli zoologi di poter far sì che i nomi dei taxa siano corretti in circostanze tassonomiche concrete. L'uso del Codice permette a uno zoologo di determinare il nome valido di qualsiasi taxon al quale un animale appartenga in qualuque categoria delle gerarchie speciegenere e famiglia (includendo sottospecie, sottogenere e categorie del livello famiglia tali come sottofamiglia e tribù). Il Codice non regola interamente i nomi dei taxa in alto al livello famiglia (ordineclassephylum) e non fornisce regole per l'uso sotto la categoria disottospecie (varietà, aberrazione, nazio, ecc.), poiché mancano di entità tassonomica. 

Antecedenti storici

La necessità dell'esistenza di un Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica accettato internazionalmente è una conseguenza della confusione di nomi che presero posto nella letteratura zoologica a partire da Carlo Linneo e durante il secolo XIX, in parte dovuto al principio di autorità, per il quale il nome valido di una specie era quello che le attribuiva il massimo specialista del tempo.

Il caos nella nomenclatura raggiunse tale dimensione che, nel 1842 il paleontologo inglese Hugh Strickland promosse la formazione di un comitato di esperti per creare un codice di norme che regolassero la nomenclatura zoologica, con membri così illustri come Charles Darwin o Richard Owen. Questo primo embrione del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, apprarso nel 1843, si conosce come Codice di Strickland.

A questo primo codice seguirono altri, dentro e fuori della Gran Bretagna. Al momento della celebrazione del Terzo Congresso Internazionale di Zoologia (Leida, 1895) esistevano tre complessi di regole nomenclaturali in uso, parzialmente incompatibili. In questo congresso si prospettò la necessità di un consenso e nacque la Comissione Internazionale di Nomenclatura Zoologica con lo scopo di riunire in un unico codice trilingue delle regole di nomenclatura accettabili da tutti gli zoologi. Il risultato dei suoi lavori vennero pubblicati, dopo numerose vicissitudini, nel 1905 con il titolo di Regole Internazionali, essendo il primo Codice Internacionale di Nomenclatura Zoologica. [1]

Nel 1961 venne pubblicata la seconda edizione del Codice [2] e nel 1985 la terza edizione. Attualmente la nomenclatura zoologica si dirige verso la quarta edizione del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica, pubblicata nel 1999 ed entrata in vigore il 1° gennaio del 2000, del quale si ha, per la prima volta, una versione in spagnolo autorizzata ufficialmente dalla Commissione.

Nomenclatura e tassonomia

La parte della sistematica che si occupa dell'ordinamento degli organismi in differenti gruppi chiamatitaxa è la tassonomia. La parte della tassonomia nella quale viene regolata l'aggiudicazione precisa e inequivocabile dei nomi assegnati ai differenti taxa è quella che si chiama Nomenclatura.

L'unità di base della classificazione è la specie. L'insieme delle specie con certe caratteristiche comuni si raggruppano in una categoria tassonomica di maggior gerarchía denominata genere. L'insieme di generi con caratteristiche similari si raggruppano in una categoria tassonomica di rango superiore denominata tribù. L'insieme di tribù somiglianti si raggruppano in una stessa famiglia. A loro volta, le famiglie si raggruppano in ordini, questi in classe e, a loro volta, le classi in fili, tronchi o tipi di organizzazione.

Secondo le necessità di classificazione possono intercalarsi altre categorie che usano i prefissisuper- (superfamigliasuperclasse), sotto- (sottordinesottospecie) o infra- (infraclasse,infraordine).

Nomi scientifici

Il Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica stabilisce norme che riguardano i livelli specie, genere e famiglia. Il livello specie include tutti i taxa nominali delle categorie specie e sottospecie(Art. 45.1); il livello genere abbraccia tutti i taxa nominali delle categorie genere e sottogenere(Art. 42.1); il livello famiglia include tutti i taxa nominali delle categorie superfamigliafamiglia,tribùsottotribù, e qualunque altra categoria sotto la superfamilia e sopra il genere che si desidera (Art. 35.1).

Per i livelli superiori esistono differenze secondo le diverse scuole o nazioni. I livelli sotto la sottospecie non sono contemplati dal Codice, dato che fornire nomi scientifici a qualunque variazione fenotipica, pratica frequente in alcuni gruppi (lepidottericoleotteri, ecc.), viene considerata di nessuna utilità scientifica.

Le norme stabilite dal Codice devono essere assunte e rispettate da tutti gli zoologi, costituendo qualcosa di simile a una grammatica che permetta a tutti di parlare uno stesso idioma scientifico universale.

La nomenclatura zoologica richiede che ad ognuno dei nomi scientifici, indipendentemente dalla loro origine linguistica, venga assegnato un nome in latino, per cui si usano le 26 lettere dell'alfabeto latino (incluse j, k, w, y) e le norme grammaticali di questa lingua. Non possono usarsi segni diacritici (accentidieresitildi, ecc.). [3].

Nomi uninominali

I nomi dei livelli familia e genere sono uninominali, vale a dire, constano di un'unica parola.

Nomi di livello famiglia

I nomi di livello famiglia sono plurali, devono iniziare sempre con maiuscola e devono presentare terminazioni concrete per ogni categoria, che sono obbligatorie e specifiche di essa, affinché risulti facile riconoscere a quale categoria tassonomica appartengano. Le terminazioni delle categorie del livello famiglia sono:

CategoriaTerminazionecastellanizzazioneesempi
Superfamiglia -oidea -oideos Hominoidea (hominoideos)
Famiglia -idae -idos Hominidae (homínidos)
Sottofamiglia -inae -inos Homininae (homininos)
Tribù -ini -inis Hominini (homininis)
Sottotribù -ina   Hominina

Se un autore utilizza altra categoria intercalata per convenienza, è libero di utilizzare la terminazione latina che desidera, differente dalle obbligatorie. È frequente utilizzare, per esempio la terminazione -itae per le supertribù.

I nomi del livello famiglia debbono formarsi obbligatoriamente sopra la radice del genitivo di un nome di livello genere considerato valido e contenuto nel taxon che si nomina. Così, se prendiamo il genereHomo, il cui genitivo è Hominis, la cui radice è Homin-, si formano tutti i nomi del livello famiglia visti anteriormente (Homin-idaeHomin-inae, ecc.). I nomi Homidae, Hominae, ecc., formati sopra il nominativo sarebbero sbagliati.

Nomi di livello genere

I nomi di livello genere sono sostantivi singolari di due o più lettere, nel caso nominativo. Devono essere riferiti a uno dei generi grammaticali latini (maschile, femminile o neutro) e scritti sempre con un tipo di carattere differente dal testo normale nel quale si trovano, in corsivo quando il testo è scritto normale e normale quando il testo è scritto in corsivo.

Il genere deve avere associato almeno una specie, il nome della quale dovrà concordare con il suo genere grammaticale. Il genere grammaticale è quello fornito dai dizionari usuali di latino e greco classico. Conviene consultare tali dizionari e non fidarsi delle delle apparenze; così, Felis è femmenile (e da qui il nome Felis marginata - non marginatus, che sarebbe maschile), Lepisma è neutro e Sitona è maschile.

I nomi sottogenerici si scrivono tra parentesi intercalate fra il nome del genere e quello della specie. Così, in Buprestis (Yamina) sanguineaBuprestis è il genere, Yamina è il sottogenere e sanguineaè la specie (notate che viene usato il corsivo sempre quando si scrive un nome scientifico).

Nomi binomiali e trinomiali 

I nomi dei taxa di livello specie sono binomiali per la specie e trinomiali per la sottospecie, vale a dire, formati da due e tre parole rispettivamente.

Per i nomi delle specie, delle due parole citate, la prima corrisponde al nome del genere al quale appartiene e si scrive sempre con l'iniziale maiuscola; la seconda parola è il nome specifico e deve scriversi interamente in minuscolo e concordare grammaticalmente con il nome generico. Così, inMantis religiosaMantis è il nome generico, religiosa il nome specifico e il binomio Mantis religiosa è il "nome scientifico", conferito a una certa specie di insetto dell'ordine Mantodea.

Nel nome scientifico assegnato alle specie, il nome specifico non deve mai andare isolato dal generico poiché manca di identità propria e può coincidere con specie differenti. Se si è citato precedentemente il nome completo e non vi è alcun dubbio a quale genere ci si riferisce, il nome del genere può abbreviarsi con la sua iniziale (M. religiosa).

Se una specie presenta due o più sottospecie, si formerá un trinomio. Per esempio, Felis silvestrispresenta numerose sottospecie, tra esse Felis silvestris silvestris, il gatto selvatico europeo e Felis silvestris catus, il gatto domestico. Notate che se ci riferiamo in concreto al gatto selvatico, dobbiamo utilizzare la forma trinomiale Felis silvestris silvestris, che significa Felis silvestris sottospeciesilvestris, per cui ripetere la parola silvestris non è ridondanza.

Quando si fa riferimento a un taxon del livello specie si raccomanda di indicare, dopo il binomio o il trinomio, il nome dell'autore (senza abbreviazione) che lo descrisse, e l'anno della sua pubblicazione, separati da una virgola. Per esempio, Sparedrus lencinae Vázquez, 1988.

Se il descrittore di una specie la collocò in un genere differente da quello che le viene assegnato attualmente, il suo nome e la data devono andare fra parentesi. Così, il nome scientifico della tortora comune deve scriversi Streptopelia turtur (Linnaeus, 1758); con questa parentesi si indica che la specie citata non fu originalmente descritta dentro al genere Streptopelia, nella quale attualmente si trova; in effetti, Carlo Linneo collocò questa specie nel genere Columba.

Principio di priorità e sinonimia 

Frequentemente uno stesso taxon possiede più di un nome, il che può creare molta confusione tra la comunità scientifica. Il Principio di autorità utilizzato prima dell'apparizione del Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica contribuì alla proliferazione di nomi e all'uso interessato degli stessi dai sostenitori di questo o quell'altro zoologo.

Dopo l'apparizione del Codice, tutti i nomi scientifici vigono con il principio di priorità, ovvero, il nome valido di un taxon è il nome più antico. Tutti gli altri nomi che gli sono attribuiti si considerano sinonimi.

Omonimia 

Se due taxa dello stesso livello hanno lo stesso nome, sono omonimi. In tutti gli altri casi deve applicarsi il principio di priorità che concede validità al nome descritto per prima rispetto a quelli descritti posteriormente. La differenza in una lettera è sufficiente per disfare la omonimia (calidus che significa caldo in latino e callidus che significa abile, non sono omonimi).

Per il livello genere, bisogna considerare che in esso vi sono incluse le categorie tassonomiche genere e sottogenere e per tanto i nomi di entrambe le categorie possono cadere nell'omonimia.

Per esempio, Linneo (1758) denominó Bubo un genere di aves della famiglia Strigidae; più tardi, Rambur (1842) descrisse il genere Bubo, genere di Insetti della famiglia Ascalaphidae. Entrambi i nomi sono del livello genere ed entrano in omonimia. McLachlan (1898) scoprì l'omonimia e creó il genere Bubopsis per sostituire il nome più recente (quello di Rambur); per tanto, il nome valido per questo genere di insetti è Bubopsis McLachlan, 1898. In definitiva, non possono esistere due nomi generici uguali in tutto il regno animale. Perciò, uno zoologo che descriva un genere nuovo per la scienza deve assicurarsi che il nome che sceglie non esista già. È, dunque, relativamente facile cadere nella omonimia. Uno strumento utile a questo proposito è il Nomenclatore Zoologico on line, che raccoglie più di 340.000 nomi di livello genere (generi e sottogeneri) del Regno Animale. Inoltre, è di consultazione obbligata Zoobank.

Per ciò che si riferisce al livello specie, il sistema è lo stesso, ma possono aversi casi più complessi, in cui si dà omonimia e sinonimia contemporaneamente. Per esempio:

La mosca azzura comune si è chiamata per lungo tempo Calliphora erytrocephala (Meigen, 1826) e sotto questo nome sono stati pubblicati la maggioranza dei lavori sopra la fisiologia di questa specie e specialmente alcuni molto importanti sopra la sua metamorfosi.

In realtà, Meigen descrisse la sua specie sotto il nome generico di Musca, usato in un significato ampio, linneano. Ma De Geer aveva descritto precedentemente (1776) una Musca erytrocephaladistinta dalla mosca azzurra comune. Due specie differenti avevano, dunque, lo stesso nome (omonimi) e il principio di priorità obbligava che il nome più recente fosse cambiato. Il nome di Meigen, sebbene oggi sia riferito ad altro genere distinto di Musca, doveva essere perciò scartato. In tali casi, o si crea un nome nuovo o si utilizza il sinonimo più antico della specie in questione.

Se la Calliphora erytrocephala (Meigen, 1826) non avesse avuto sinonimi più recenti, il primo tassonomo che avesse constatato la omonimia avrebbe potuto ribattezzarla con un nome appositamente selezionato, per esempio, Calliphora meigeni o Calliphora rubrocapitata. Ma Robineau-Desvoidy aveva descritto nel 1830 una Musca vicina che realmente era la stessa specie di quella di Meigen (la mosca azzurra comune). Per cui la situazione era la seguente:

  • 1776: Musca erytrocephala De Geer (non mosca azzurra)
  • 1826: Musca erytrocephala Meigen (mosca azzurra
  • 1830: Musca vicina Robineau-Desvoidy (mosca azzurra)

Il nome di Meigen doveva, secondo il Codice, essere rifiutato e rimpiazzato con il primo sinonimo valido, quello di Robineau-Desvoidy:

  • Calliphora vicina (Robineau-Desvoidy, 1830)

                                = Musca erytrocephala Meigen, 1826 (non De Geer, 1776).

Tipi 

Secondo il Codice Internazionale di Nomenclatura Zooloogica tutto il taxon di livello specie deve avere almeno un esemplare dello stesso che serva come elemento di riferimento e confronto per altri zoologi, che sarà il tipo o esemplare tipico della specie o sottospecie. L'insieme di esemplari sopra i quali si basa la descrizione originale del taxón si chiama serie tipo o serie típica. I tipi possono essere esemplari di qualunque sesso o fase di sviluppo (uovo, larva, adulto), completi o parziali, fossili o no e, fino al 1930 una esibizione dell'opera di un animale (fossile o no), come una branchia o un resto (icnofossile).

Il Codice riconosce i seguenti tipi:

  • Sintipi. Tutti gli esemplari della serie tipo.
  • Olotipo. Un esemplare unico, scelto tra i sintipi e designato esplicitamente.
  • Alotipo. Campione designato dalla serie tipo che è del sesso opposto all'olotipo.
  • Paratipi. Il resto di esemplari della serie tipo, escluso l'olotipo.
  • Lectotipo. Se l'autore della descrizione originale non scelse un olotipo (pratica comune fino alla metà degli anni 40 o 50 del XX secolo, qualunque autore posteriore deve designare esplicitamente tra i sintipi un esemplare unico che si converta nell'esempare tipico della specie, e che riceva il nome di Lectotipo. Equivale all'olotipo quando esso non ebbe designazione originale.
  • Paralectotipi. Il resto di esemplari della serie tipo, escluso il lectotipo. Equivalgono ai paratipi quando non ebbero designazione originale.
  • Neotipo. Un unico esemplare, designato esplícitamente che sostituisce l'olotipo, il lectotipo o i sintipi perduti. Non hanno validità le designazioni di neotipi per taxa ampiamente conosciuti e senza problemi tassonomici che le gustifichino.

Tutti i tipi devono essere intitolati adeguatamente con un'etichetta cospicua e sorvegliati in modo speciale dalle persone o istituzioni che li sostengono, permettendo il loro studio a tutti gli zoologi, poiché sono patrimonio della zoologia.

Negli anni si sono viste aggiungere altre definizioni:

  •  Ipotipo (hypotype in inglese) s. m. [comp. di ipo- e tipo] – Nella classificazione zoologica, è così chiamato l’esemplare di una specie le cui caratteristiche (diverse da quelle della serie tipica) hanno portato a ridescrivere e ampliare le nozioni relative a una specie già descritta in precedenza. Un esemplare noto tramite illustrazione e descrizione pubblicate, ma non facente parte della serie tipo originale.

 

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera e con aggiunte di Nicola Antonio Cosanni
Da:http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_Internazionale_di_Nomenclatura_Zoologica

 

]]>
Introduzione alla Paleontologia Wed, 12 May 2010 02:00:00 +0200