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ZZ - Rocce carbonatiche e Rocce Organogene


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7 risposte a questa discussione

#1 Albertina

Albertina

    Spugna

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Inviato 08 marzo 2009 - 05:54

....ma partiamo all'inizio

Rocce esogene SEDIMENTARIE
Sono quelle rocce che si formano per l’accumulo di particelle derivate dall’erosione di rocce preesistenti. Vengono classificate in base alla loro origine,che può essere meccanica o chimica, in 3 categorie:

1- Le ROCCE CLASTICHE
derivano dal consolidamento di materiali detritici. Vengono classificate sulla base delle dimensioni delle loro particelle:
a)- granulometria grossolana:ghiaie e conglomerati
B)- granulometria media:      sabbie ed arenarie
c)- granulometria fine:         argille, fanghi e argilliti

2- Le ROCCE DI ORIGINE CHIMICA. Deposizione di tipo chimico. Cioè derivano dalla precipitazione (o sedimentazione) di sostanze presenti in soluzioni acquose, per varie cause (modificazioni dell’ambiente chimico, t°, ph, evaporazione, azione di agenti biologici. )

Si distinguono in
a)- rocce evaporitiche :
derivano dalla precipitazione di sali dalle acque marine o continentali, in ambienti aridi. Vengono classificate in base agli elementi chimici disciolti nell’acqua.
-evaporiti marine (salgemma, gesso, anidrite, )
-evaporiti di laghi (borati e nitrati)
-evaporiti di acque termali (alabastri, agate, onici) e acque calcarifere(travertini, stalattiti/stalagmiti)
B)-rocce silicee: derivano dalla precipitazione di ossido di silicio (SiO2). (selce)
c)-rocce residuali: (bauxite)
d)- rocce carbonatiche: 
sono costituite da carbonato di calcio CaCO3 oppure da carbonato di magnesio CaMg(CO3)2 (dolomite) e derivano dalla precipitazione inorganica del carbonato di calcio direttamente dall’acqua di mare. Questo è dovuto all’abbondanza dello ione calcio  Ca++ e ione bicarbonato HCO3- disciolti nelle acque che combinandosi danno CaCO3 (+ H2O + CO2.)
La classificazione di queste rocce è basata sulla dimensione delle particelle. (calciluditi , calcareniti, calciruditi)

3)- ROCCE BIOCHIMICHE (o organogene):
sono anch’esse costituite da carbonato di calcio ma la loro formazione è dovuta ad attività di organismi che sottraggono all’acqua il carbonato di calcio necessario per la formazione dei gusci e scheletri. Questi organismi danno luogo alla stessa reazione per via biochimica.
Foraminiferi, alcuni tipi di alghe, briozoi, spugne, echinodermi, coralli, molluschi, ecc. possono dar vita a grandi costruzioni subacquee con impalcature rigide (le scogliere) oppure ad accumulo di gusci e altre strutture di origine organica che dopo la morte si deposita in fondo ai mari.
Sono questi organismi i principali responsabili della formazione dei sedimenti carbonatici.
Quindi:
I sedimenti carbonatici (e le rocce carbonatiche) si formano per accumulo di minerali carbonatici precipitati organicamente o inorganicamente. I minerali che precipitano (sedimentano) sono il carbonato di calcio ed il carbonato doppio di calcio e magnesio cioè calcari e dolomie. La maggior parte dei sedimenti carbonatici marini sono bioclastici.

Appartengono a questo gruppo anche:
-i petroli, gli idrocarburi, i carboni fossili, derivati dall’accumulo di grandi masse di vegetali che lentamente in fondo ai laghi o ai mari si sono arricchite di carbonio.
-le rocce a calcari bituminosi o asfalti  (In Abruzzo è noto il giacimento di S.Valentino, sulla Majella, con alta impregnazione bituminosa).
-le rocce fosfatiche, derivanti dalla diagenesi di ossa animali.
-le rocce di natura silicea che derivano dall’accumulo di organismi a guscio siliceo e prendono il nome di tripoli, farine fossili, diaspri, selce.

Molto più frequenti sono le rocce organogene calcaree perché molto più abbondanti e numerosi sono gli organismi che hanno la capacità di estrarre direttamente dall’acqua i sali necessari per costruire i loro gusci ed infatti i calcari organogeni costituiscono uno dei gruppi più importanti delle rocce di deposito organogeno.
Da una ricerca in merito ne è scaturito questo mio resoconto che potrebbe essere utile a chi è interessato, seppur con i suoi limiti e imprecisioni.

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#2 Albertina

Albertina

    Spugna

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Inviato 08 marzo 2009 - 05:55

Tipico esempio di rocce carbonatiche di origine marina. Rocce calcaree e dolomitiche originatesi nel Giurassico tra 200 e 130 milioni di anni fa e sollevatosi poi alle altezze attuali negli ultimi 10 milioni di anni: il Gruppo del Gran Sasso. La  Maiella  è caratterizzata da una scogliera a rudiste e coralli.

#3 Albertina

Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:01

CALCARI ORGANOGENI
Processi diagenetici-metamorfici hanno trasformato in rocce gli antichi accumuli di spoglie calcaree. A seconda del tipo di processi fisico-chimici subiti si sono ottenuti risultati diversi ed una grande varietà di calcari.

-I calcari organogeni sono da considerarsi nel complesso puri. (Anche se, quasi sempre,  si possono trovare piccole impurità, come argilla e sabbia,  ma nel complesso si possono considerare puri.)

-Quando non lo sono, e accanto alla calcite ci sono impurità in modo consistente, si hanno cambiamenti radicali nelle loro caratteristiche,  prendono il nome di calcari argillosi, marme, calcari magnesiaci, calcari dolomitici, dolomie a seconda della percentuale di argilla o dolomite in essi contenuti.

-Poiché in natura esistono molti tipi di calcari, per praticità, si è scelto di suddividerli in tre gruppi che tengono conto di alcuni fattori, come il grado di coerenza fra le varie particelle e la cristallinità.

Ecco nell’ordine i tre gruppi:

1)-Calcari INCOERENTI e
   -Calcari TENERI

2)-Calcari COMPATTI (adoperati come marmi)

3)- Calcari SACCAROIDI (o cristallini, “i marmi propriamente detti”)


Nel 1° gruppo troviamo calcari farinosi, incoerenti, di grana fine ed omogenea visibile solo al microscopio e a forte ingrandimento. Si passa poi a calcari più compatti (2°gruppo) e con cristallinità più grande (3° gruppo), tanto da essere rilevata a occhio nudo come ad es. nei calcari cristallini metamorfosati delle Alpi Apuane.


Segue una breve descrizione con rassegna delle località in cui è possibile reperire i calcari descritti..


1)     CALCARI INCOERENTI     e…….

Rappresentante tipico dei calcari incoerenti è la famosa craie (leggi crè) che è un calcare molto friabile e farinoso di colore bianco/giallognolo costituito essenzialmente di gusci di Foraminiferi (soprattutto Globigerine). Esso appartiene al Cretaceo (il periodo geologico a cui ha dato nome) e si trova in Francia (nella regione dello Champagne a N/E di Parigi), in Belgio, nella Germania ed in Inghilterra (ove forma le notissime scogliere di Dover).
Macinata finemente serve per fare gessetti da lavagna o  impiegata nella fabbricazione della calce e nella correzione di terreni argillosi.

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#4 Albertina

Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:06

  …….CALCARI TENERI

I calcari teneri (detti anche tufi calcarei) sono decisamente più consistenti tanto da poter essere utilizzati nelle costruzioni, anche come pietra da taglio. Il loro maggior pregio è dato dalla facile scolpibilità, ma hanno poca resistenza alla compressione e scarsa durevolezza. In Italia le più note sono:

-la pietra caciolfa, del Miocene, estratta dai Monti Martani vicino a Spoleto, in Umbria, di colore bianco- grigia- giallognola, a grana fine, perfettamente scolpibile e adoperata per elementi decorativi in vari Palazzi della città di Perugia.

-la pietra di Poggio Picenze (L’Aquila) anche del Miocene, bianca a grana fine ed uniforme, largamente utilizzata nella regione sia come pietra da taglio che per lavori architettonici e sculture.

-la pietra gentile di Ostuni in Puglia, del Cretaceo, bianchissima, a grana molto fine ed omogenea, ottima come pietra da taglio, anche perché col tempo indurisce assumendo una colorazione giallognola/rossastra molto gradevole.

-la pietra Leccese, calcare miocenico bianco/giallognolo a grana fine ed omogenea, è formata da gusci di Foraminiferi. Molto tenera appena estratta dalla cava, subisce col tempo un certo indurimento nonché una bella tinta giallo avorio.

-la pietra bianca di Siracusa del Miocene superiore: è un calcare oolitico a grana molto fine di color bianco/avorio. La roccia, che costituisce la formazione geologica  dell’Isola di Artigia (su cui si sviluppava la Siracusa antica) e di altre zone a Sud della città e nel territorio di Noto, ha avuto un impiego d’eccezione nell’età barocca.

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#5 Albertina

Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:13

2) CALCARI COMPATTI

Rispetto al gruppo precedente, questi calcari hanno una maggiore importanza per i loro più vari e vasti impieghi. Sono rocce ancora microcristalline e cioè i cristalli sono rilevabili solo al microscopio, ma con elementi più grandi. La tessitura (=modo con cui si dispongono i cristalli) è serrata e questo fa sì che i calcari presentino una discreta durezza, una buona resistenza alla compressione (anche fino a 2000kg/cmq) ed una elevata durevolezza al tempo. Pertanto questi calcari trovano largo impiego nelle costruzioni come pietra grezza, da taglio, pavimentazioni stradali ma anche per scogliere, costruzioni portuali, massicciate stradali e ferroviarie.
Inoltre molti tipi per il loro colore e la loro lucidabilità sono impiegati come materiali ornamentali, e adoperati come marmi:

in Liguria:
-Portòro di Nava: calcare nero, eocenico
-Pietra di Finale: calcare del Miocene con gusci di Bivalvi
-Portòro di Portovenere del Trias, grigio-nero su cui spicca un irregolare reticolo di vene color giallo/ giallo-oro: onde il nome di porta-oro convertito in portòro o black and gold. Ne esistono due varietà: portòro a macchia grande e portòro a macchia fine molto pregiato quanto più nero è il fondo e quanto più le venature sono nitide, ondulate o arricciate e intensamente colorate di giallo.

in Lombardia:
-Nero di Saltrio
-Nero di Varenna o nero di Como del Trias superiore
-Nero di Gazzaniga
-Arabescato rosso antico e arabescato grigio-perla del Bergamasco
-Botticino di Brescia, calcari del Lias di color bianco-crema con venule di calcite e macchie tondeggianti chiare di Alghe. Esaminando la roccia nei tagli trasversali alla stratificazione si notano delle sottili linee arricciate di color bruno/rossiccio (per la presenza di idrossidi di ferro), accumulatosi sotto pressione dei vari strati e processi di dissoluzione chimica. Tali suture sono chiamate stilatiti.

Nel Veneto:
-Rosso di Verona-Giallo di Verona e broccati, broccatelli,mandorlati, arabescati, damascati
-Chiampo del Vicentino, Chiampo perla, Valdagno con numerosi Nummuliti e Foraminiferi fossili dell’Eocene.
-Rosso Asiago e Rosso porfirico di Tolmezzo con Crinoidi stellati.

In Toscana:
-Calcare coroide dei Monti Pisani (del Lias); utilizzato per la famosa Torre Pendente di Pisa ed il Battistero e per il Duomo e Chiesa di S.Michele a Lucca.
-Rosso antico di Carrara (del Giurese) color violaceo con venature bianche.
-Nero di Colonnata
-il Portasanta, calcare sbrecciato rosso/bruniccio da Zavorrano
-Pietra Paesina o marmo ruiforme con zonature in colori vari dal giallo chiaro al bruno per idrossidi di ferro. Questa pietra ornamentale, essendo interessata da un fitto sistema di faglie in miniatura, se tagliata trasversalmente alla stratificazione presenta delle figure stilizzate di paesi diroccati.

In Umbria:
-Carnagioni Rosate, Mandorlate di Gualdo Tadino e di Massa Martana (Pg)
-Rosso di Assisi, o del Monte Subasio del Giura-Lias (Basiliche di S.Francesco e di S.Chiara e molti monumenti nella città di Perugia.

Negli Abruzzi:
-calcari di Preturo e Sassa, di colore rosso che ornano le facciate di molte chiese dell’Aquila tra cui quella di S.Maria di Collemaggio e la caretteristica Fontana delle 99 Cannelle. Sono calcari del Cretaceo.

In Campania:
-la Pietra di Bellona (Caserta), di colore bianco-grigio-verdognolo utilizzata nella Reggia di Capodimonte, nel Duomo di Napoli e nella Reggia di Caserta. E’ del Cretaceo superiore.
-Mondragone, calcari brecciati molto compatti del Giurese, in due colori: mondragone nero e mondragone giallo anch’essi impiegati nella Reggia di Caserta
-Marmi di Vitulano, calcari brecciati con elementi a grana fine ma con tendenza al saccaroide e presenza di vene di calcite macrocristallina.

In Puglia:
-Marmo di Apricena e di Poggio Imperiale (Penisola Garganica). Sono calcari del Cretaceo superiore, di colore bianco avorio con zonature sfumate di bruno e sottili intercanalazioni rosse di ossidi ed idrossidi di ferro ad andamento parallelo ed ondulato.

-Pietra di Trani, calcare del Cretaceo superiore a grana molto fine ed omogenea con lievissime impurità argillose. Materiale molto resistente alla compressione e ottima la durevolezza e la scolpibilità: ciò ha permesso il larghissimo impiego in tante chiese romaniche della provincia di Bari. Anche il Castel del Monte, fatto costruire da Federico II a 20 km da Andria è stato realizzato con la Pietra di Trani.

-Pietra di Fasano, calcare simile ai marmi di Apricena e Poggio Imperiale ma con una più spiccata rigatura in rosso per ossidi di ferro, ondulata e parallela ai piani di stratificazione, onde il nome di “filetto rosso.”

In Sicilia:
-Giallo di Segesta (Trapani) di color giallino con dentriti grigie di bell’effetto, ma di taglio e lavorazione non agevoli per delle inclusioni quarzose.
-Rosso di Alcamo del Mesozoico come tutti i marmi siciliani.
-Pietra di Comiso (Ragusa), calcare di colore paglierino chiaro molto adoperato come materiale ornamentale.

#6 Albertina

Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:24

3) CALCARI Cristallini………”i marmi propriamente detti!!!”

Il marmo è una roccia metamorfica composta prevalentemente di Carbonato di Calcio (CaCO3).
Si forma attraverso un processo metamorfico da rocce sedimentarie, calcari e dolomie, che provoca una completa ricristillizazione del Carbonato di Calcio.


L’azione combinata della temperatura e pressione, durante la trasformazione della roccia sedimentaria in marmo, porta alla progressiva eliminazione delle strutture e tessiture originariamente presenti nella roccia.
Si verifica in pratica una lenta dissoluzione e poi una ri-cristallinizzazione della sostanza calcarea con formazione di nuovi individui cristallini di dimensioni nettamente superiori a quelli della roccia originaria.

Ora la struttura di questi calcari metamorfici è caratterizzata da una cristallinità non più microscopica ma rilevabile ad occhio nudo. A seconda delle dimensioni di queste particelle cristalline abbiamo tre classificazioni:
- Cristalli di calcite inferiori al mezzo millimetro  di diametro (sono detti calcari semicristallini, ad es.il Marmo giallo di Siena),
- Cristalli di calcite di diametro fino a 4-5 millimetri (sono i calcari saccaroidi ad es. il Marmo Bianco di Carrara)
- Cristalli di calcite con diametro superiore ai 5 millimetri (sono i calcari spatici ad es. i Marmi dell’Alta Valle di Strona in Piemonte.)


Il colore del marmo dipende dalla presenza di impurità minerali (argilla, limo, sabbia, ossidi di ferro, selce) esistenti all’interno della roccia sedimentaria originaria. Nel corso del processo metamorfico tali impurità vengono spostate e ricristallizate a causa della pressione e del calore, dando origine a nuovi minerali. I minerali di neoformazione più comuni sono : il quarzo e silicati vari (cloriti, epidoti, granati, tormaline) ma anche zolfo, solfuri, magnetite, fluorite, gesso ecc.

I marmi bianchi sono invece il risultato della metamorfizzazione di rocce calcaree prive di impurità. (Pure al 100%).

Con il processo metamorfico avviene anche la distruzione di qualsiasi fossile o stratificazione sedimentaria presenti nella roccia originaria.

Il termine “marmo” deriva dal greco marmaros, con il significato di “pietra splendente” per la sua speciale luminosità. (Ciò è dovuto al basso indice di rifrazione della calcite, che permette alla luce di penetrare nella pietra prima di essere riflessa.)

N.B.Comunemente sono chiamate “marmo” tutte le rocce calcaree che possono essere lucidate e lavorate. Dal punto di vista petrografico invece sono marmi solo le rocce calcaree che hanno subìto una trasformazione metamorfica (ad opera di forti pressioni e temperature) assumendo una struttura diversa ed una nuova ricristallizzazione. Quindi il marmo è una roccia metamorfica di composizione carbonatica che deriva dal metamorfismo di calcari e dolomie.

Ma in Italia dove sono questi marmi metamorfici cristallini?.. i marmi propriamente detti. Ecco regione per regione quelli più noti.


In piemonte-
-Cipollino dorato e cipollino verde di Valdieri (Cuneo): calcari saccaroidi di tipo zonato, del Lias.
-marmi di Candoglia e di Ornavasso (prov.Novara): hanno struttura saccaroide, di colore bianco, bianco roseo, bianco/azzurro e impiegati tanto all’interno che all’esterno del Duomo di Milano e di Pavia. (Gli immensi blocchi di marmo vennero trasportati nel cuore della città di Milano per via d’acqua utilizzando il fiume Toce, il lago Maggiore, il Ticino ed infine un sistema di chiuse del Naviglio Grande). E’ detto anche “marmo del Duomo”
-Marmi di Valle Strona, tipicamente spatici (cioè con grossi elementi cristallini).

Nel Friuli
-Fior di pesco carnico dell’Alta Carnia

Nel Trentino-AltoAdige
-Marmi di Lasa (calcare saccaroide. La caratteristica dei marmi di questo giacimento è la grana macro-saccaroide) Diverse varietà:
Lasa statuario (bianco puro), Lasa venato, Lasa fantastico (a fondo bianco con venature ondulate grigie, parallele fra loro) e il Lasa giallo/rosa.

Negli Abruzzi
Marmo di Vigliano o Scoppito detto anche “perla d’Abruzzo”: è un calcare semicristallino del Cretaceo, di colore bianco,grigio chiaro/perlaceo, con ottimi requisiti tecnici oltre che ornamentali.

In Toscana
-Con il giacimento delle Alpi Apuane, l’Italia possiede la zona marmifera più importante del mondo. Le tante varietà di marmi derivano dal metamorfismo subìto in epoca Terziaria da un complesso di sedimenti calcarei organogeni del Trias e del Giurese poggianti su una formazione di scisti cristallini (gneiss, micascisti, filladi) del periodo permiano…..

Al di sopra dei grezzoni (di scarso o nessun interesse come materiale ornamentale) si ha la formazione marmifera propriamente detta, del Giurese, con la zona marmifera principale e più in alto la zona marmifera superiore. Tra le due zone vi si trovano dei calcari marmorei con selce e calcescisti.

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#7 Albertina

Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:32

La zona marmifera principale, è formata da
-potenti banchi (di circa 1.000 mt.) di bcalcari saccaroidi bianchi di vario tipo e
-da calcari grigi o “bardigli” e di dolomie, pur esse cristalline,
per oltre 20 km di lunghezza e occupando una superficie di circa 6.000 ettari.

La zona marmifera superiore è invece più ridotta come potenza (250 mt) però ha in sé lenti di marmi molto pregiati fra cui lo statuario, i cipollini, molti bardigli e gran parte dei brecciati.

Le cave (molte sono antichissime e tuttora attive come quelle di Fantiscritti e del Ravaccione) sono concentrate vicino a Carrara, ove si ha la maggior produzione soprattutto di marmi bianchi.

I tipi di marmo estratti dalle Apuane sono diversi e moltissime le varietà. Per maggior chiarezza si è fatto un tentativo di classificazione basata sul colore e sulla tessitura dei vari tipi di materiale. E’ possibile pertanto distinguere 4 gruppi fondamentali:
-a) i marmi bianchi
-B) i bardigli
-c) i brecciati
-d) i marmi zonati

a)i marmi bianchi
I marmi bianchi sono rappresentati nel loro tipo più nobile: dal cosiddetto statuario, che nella varietà classica è un calcare praticamente puro (CaCO3= 99,80% circa), a struttura saccaroide e a grana uniforme, abbastanza translucida, di colore bianco candido, con aspetto tendente al cereo…
La sua grana uniforme permette una facile e perfetta scolpibilità. E’ questo tipo di marmo che Michelangelo impiegò per le sue più famose sculture.
Nelle Apuane lo statuario si trova nella “zona marmifera superiore” in lenti piuttosto rare e di modeste dimensioni e perciò molto preziose.
Attualmente le escavazioni principali hanno luogo in sotterraneo nella zona del M.Altissimo.
Se il marmo presenta qualche macchiatura o venatura grigiastra prende nome di statuario macchiato o statuario venato con conseguente minor valore del materiale.

Un altro tipo di statuario non macchiato ma di minor candore di quello classico è il cosiddetto bianco P  molto richiesto per sculture ed elementi architettonici. Prende il nome di bianco P dall’iniziale del Puissant che ne estese l’impiego.

Noto è anche il bianco chiaro e il bianco chiaro corrente con piccole venature grigiastre, ricavati dalla zona marmifera centrale o principale.

La produzione di queste varietà di marmi è assolutamente prevalente rispetto a quella di tutti gli altri tipi di marmi delle Apuane anche per il fatto che il materiale è ottenibile in blocchi anche di enormi dimensioni.


B) i bardigli
Differiscono nettamente dai “bianchi” per un colore di fondo grigio-azzurrognolo con venature più chiare o più scure della massa di fondo.

Il colore è dato da una finissima pigmentazione carboniosa.

-I bardigli di tinta chiara sono: il nuvolato apuano, il bardiglio chiaro, il bardiglio Costa .
-i bardigli di tinta scura sono: il bardiglio di Carrara con irregolarevenatura bianco-grigiastra o grigio scuro.
-bardigli di tipo particolare sono il bardiglio fiorito simile ad una breccia, il bardiglio imperiale ed il bardiglio Cappella di Serravezza. Questi ultimi sono maggiormente ricercati come materiale ornamentale di un certo pregio.

c)i marmi brecciati
Dei marmi brecciati è utile fare una distinzione basata sulla loro formazione:
1-brecce tettoniche (cioè derivate da masse rocciose frantumate da fenomeni geologici e poi ricementate)
2-brecce non tettoniche (cioè derivate dalla cementazione di detriti di falda o di brecce).
Naturalmente le prime sono meno colorate (essendoci solo il colore della roccia+ colore della sostanza cementante) mentre le seconde presentano una spiccata policronia (colore dei vari tipi di brecce  + il colore della sostanza cementante).

1-Brecce tettoniche
Ne esistono molte varietà:
-i cosiddetti Calacata dalla località di estrazione Alta Versilia(Calacata bianco, Calacata Vagli, Calacata macchia oro).
-i cosiddetti Arabescati (arabescato Cervaiole, Corchia, Vagli e arabescato della Versilia)
-i paonazzi e i pavonazzetti (paonazzo di Carrara o fiorito paonazzo della Garfagnana)
-breccia di Stazzema
-lo Skyros d’Italia della Versilia
2-Brecce non tettoniche
-fior di pesco tipico della Versilia e Garfagnana
-breccia violetta versiliese

d) i marmi zonati
-cipollino di Versilia detto anche cipollino Cardoso con fondo verde e venature ondulate verde erba intenso per la presenza di molti cristallini di clorite.
-zebrino di Carrara o cipollino di Carrara con sfondo bianco-verdastro e striature verde intenso.
-fantastico Arni  costituito da statuario + un fitto reticolato giallo-con venature ondulate verde-erba per evidente costituzione cloritica.

I Marmi delle Alpi Apuane hanno avuto una notevole attività estrattiva soprattutto nell’età imperiale dell’antica Roma.
“HO TROVATO ROMA DI MATTONI E L’HO LASCIATA DI MARMO”, così disse l’imperatore Cesare Augusto (64 a.C. – 14 a.C.)
I Romani furono i primi ad usare il marmo in lastre per le applicazioni murarie. Questo fu possibile perché avevano inventato il cemento, che era necessario per tenere a posto le tegole di marmo. Inoltre il marmo tagliato in lastre era più facile da trasportare. La città di Roma venne rifatta in marmo, per diventare la più meravigliosa città del mondo conosciuto.

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#8 Albertina

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Inviato 08 marzo 2009 - 06:34

I Tufi calcarei, i travertini, gli alabastri, i calcari organogeni incoerenti, i calcari teneri, i calcari compatti, i calcari madreporici ecc, hanno tutti la stessa composizione chimica (CaCO3) ma hanno origini diverse come diversa è tra loro la struttura cristallina e la grana  delle singole particelle. Con il fenomeno del metamorfismo tutti questi calcari si possono trasformare in rocce di uguale struttura, grana e costituzione mineralogica. Con questo processo metamorfico viene eliminata anche qualsiasi traccia di eventuali spoglie di organismi fossili.



Note Bibliografiche

IL GIGANTE DI PIETRA di Leo Adiamoli, Carsa Edizioni
CAPIRE LA TERRA (2° edizione italiana gennaio 2006) di Press, Siever, Grotzinger e Jordan.  Zanichelli editore
LE ROCCE di Baroncelli e Gallo, Amici del Museo F.Eusebio di Alba
I MARMI, Amici del Museo F.Eusebio di Alba
STORIA GEOLOGICA D’ITALIA di A.Borsellini Ed.Zanichelli
ALPI APUANE di R.Ravera ed.Multigraphic
ATLANTE DELLE ROCCE SEDIMENTARIE al microscopio di Adams, Mackenzie, Guilford. Zanichelli editore.
IL PERCORSO DEI MARMI di Clara Moschini Ed.Skira

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