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Le più importanti miniere d’Italia: un viaggio nella storia mineraria del nostro paese


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4 risposte a questa discussione

#1 niccosan

niccosan

    Ultra Sapiens

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  • Collezione:Fossili, Minerali, Malacologia

Inviato 15 novembre 2017 - 09:15

Costi elevati e problemi di sicurezza stanno portando alla scomparsa di tutte le miniere in Italia. Ma c’era un tempo in cui le cose stavano molto diversamente…

Siamo un popolo di poeti, santi e navigatori ma… non di minatori.

Non certo perché ci manchi la capacità o la volontà, ma semplicemente per la mancanza di miniere attive. Infatti, in Italia, la maggior parte delle miniere esistenti all’inizio del 1900 è stata ormai chiusa. Le miniere di ferro della Val D’Aosta, dell’Isola d’Elba e in Sardegna sono state abbandonate per la bassa concentrazione di minerale presente e per i costi di produzione troppo alti rispetto ad altri paesi del mondo. Stessa sorte per le miniere di carbone della zona del Sulcis, in Sardegna.

Certo, se prendiamo in considerazione i cosiddetti materiali di seconda categoria, o materiali da cava, l’Italia recita ancora un ruolo nel panorama internazionale (è, per esempio, uno dei principali produttori mondiali di silicati). Ma calcari, marmi, graniti, argille, sabbie, travertini e così via sono materiali assai meno preziosi e strategici rispetto ai minerali metalliferi, da cui è possibile estrarre metalli come oro e argento o anche come semplice ferro.


Tuttavia, c’era un tempo in cui in Italia si estraevano ferro, mercurio, oro, argento, rame, manganese, bauxite, zolfo, grafite, amianto, molibdeno e anche uranio. Tempi che hanno lasciato molti segni nei libri di storia industriale, oltre che alcune miniere aperte soltanto per le visite turistiche o trasformate in museo.

Per chi pensa che questo patrimonio naturale e industriale non sia da dimenticare, farà certamente piacere leggere quali sono le miniere più grandi e più importanti d’Italia, considerando più i dati storici che non le statistiche produttive attuali. Un elenco, per la precisione, che fa riferimento alle sole miniere di minerali metalliferi.


Alta Val Sesia (Vercelli, Novara): oro, rame, ferro e manganese

Balangero (Torino): amianto

Bivongi (Reggio Calabria): molibdeno, galena, argento, piombo

Caporciano (Pistoia): rame

Carona (Brescia): zolfo

Cogne (Aosta): ferro

Cornacchino (Grosseto): mercurio

Gambatesa (Genova): manganese

Gares (Belluno): rame e ferro

Guia(Verbano–Cusio–Ossola): oro
Isola d’Elba (Livorno): ferro

Monte Amiata (Grosseto, Siena): mercurio

Monte Calisio (Trento): argento

Monte Re (Udine): piombo e zinco

Montecastelli (Pisa): rame

Predoi (Bolzano): rame

Raibl (Udine): zinco e piombo

Sicilia (Agrigento, Caltanisetta, Catania, Enna, Palermo): zolfo

Sulcis-Iglesiente (Sardegna del Sud):  carbone, piombo, argento, zinco, ferro, rame e bario


Come si diceva, alcune di queste miniere sono visitabili dal pubblico come, per esempio, la miniera d’oro della Guia, in Valle Anzasca, una delle zone d’Italia più ricche d’oro e una delle poche del genere in Europa ad essere accessibile a tutti.

Infine, avendo citato molte località e siti produttivi che hanno fatto la storia mineraria del nostro paese, è impossibile non ricordare che, in alcuni casi, l’eredità di tanta storia non è soltanto quello che è rimasto in questi siti trasformati in musei naturali.

Purtroppo, per tutta una serie di ragioni, tra le quali la pessima gestione delle risorse naturali pubbliche, una classe politica corrotta e lo scarso interesse che l’opinione pubblica italiana ha sempre avuto verso il settore minerario, abbiamo ereditato anche gravi disastri ambientali.

Come nel caso emblematico della miniera d’oro di Furtei, che alla fine degli anni ’90 doveva diventare l’Eldorado della Sardegna ma che, nel 2009, ha visto il fallimento della società titolare della concessione (Sardinia Gold Mining) che ha lasciato un lago di cianuro la cui bonifica è finita in carico alla comunità locale. Come si diceva, non siamo proprio un popolo di minatori…

http://www.metallira...-italia-storia/

#2 nonno

nonno

    Ultra Sapiens

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Inviato 15 novembre 2017 - 10:49

Non siamo un popolo di minatori....in Italia ma, purtroppo, lo siamo stati all'estero. Questo proprio a causa di mancanza di risorse, nel dopo guerra, in Italia, sfruttati e trattati come animali da soma.

http://www.ilmondo.t...-in-belgio.html

http://www.lavocedin...egli-emigranti/

Allega File(s)



#3 Max

Max

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Inviato 15 novembre 2017 - 11:59

L'articolo non rende secondo il mio parere giustizia vera al contributo della regione Sardegna al campo estrattivo Italiano ed europeo. La storia mineraria sarda si apre nel VI/VII millennio A.C., è stata continuata nel neolitico, ha avuto grande impulso con l'epoca romana e poi medioevale.
Non è corretto limitare alla Sardergna del sud l'area estrattiva dato che anche il nord, il centro (Sarrabus) ed il sud est ospitano diverse centinaia di miniere, in galleria e a cielo aperto. In totale si contano circa un migliaio di miniere in tutta la Sardegna, con coltivazioni principalmente di piombo, argento, zinco, rame, carbone; ed è stato estratto anche l'oro.
www.minieredisardegna.it/



    #4 andromeda

    andromeda

      Molecola Organica

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    Inviato 15 novembre 2017 - 03:47

    Nell'elenco ti sei anche scordato dell'industria estrattiva dello Zolfo nel Montefeltro e e nel Fabrianese (Cabernardi e Prticara)
    Per Cabernardi  c'è un museo a cielo aperto  mentre per  Perticara ancora si può ancora a vostro riischio e pericolo accedere a qualche galleria

    #5 Marta Squilibrio

    Marta Squilibrio

      Molecola Inorganica

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    Inviato 08 gennaio 2018 - 02:00

    Buongiorno a tutti,
    a chi interessa, in Friuli hanno riaperto parecchie miniere facilmente visitabili con o senza appuntamento. Ad esempio quella di Cave del Predil; del Monte Cocco; la miniera del Resartico o quella di Ovaro,di tutti i generi... per chi fosse interessato ci sono diversi link sui siti per il turismo friulani o chiedetemi pure..




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